Il presidio
Trovato morto in casa con la testa fracassata
Quattro omicidi in pochi mesi: la vittima aveva 57 anni, la scoperta fatta dalla sua compagna
GROSSETO. “La buona casa è la migliore delle scuole”. Non importa poi se la casa è poco più di un monolocale in un quartiere popolare alle porte della città dove una volta, si diceva a Grosseto, che ci stavano gli “sfrattati”, quelli che restavano senza casa e il Comune sistemava lì. Via Rossini, a pochi passi dal cimitero di Sterpeto.
In una di quelle casette basse, pianterreno e primo piano abitato da un’altra famiglia, viveva Bruno Bellucci, 57 anni. Viveva lì, con la sua compagna. Sulla finestra che si affaccia sul parcheggio c’è un gatto di legno e un altro soprammobile con scritto “Welcome”, attaccati ai vetri della finestra due peluche e dentro, dopo la piccola cucina, il bagno e la camera da letto. È questo il percorso che ieri mattina, lunedì 25 gennaio, poco dopo le 11,30, ha fatto Janet Matouskova, la compagna di Bellucci. L’uomo era in camera, sdraiato sul pavimento e con la testa fracassata. C’era sangue per terra, lui era a faccia in giù e non respirava. Janet ha chiamato il 118 e un’ambulanza è arrivata immediatamente in via Rossini. I sanitari non hanno potuto fare nulla per Bellucci.
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La donna è rimasta fuori dall’appartamento e ha visto sfilare davanti agli occhi pieni di lacrime gli uomini delle volanti, seguiti da quelli della squadra mobile e della scientifica, coordinati dal sostituto procuratore Maria Navarro. Per due ore è rimasta lì, immobile, accanto alla porta d’ingresso di quella casetta che divideva con Bellucci. Attonita. «Non è possibile, non ci credo», le uniche parole che è riuscita a sussurrare prima che i poliziotti la portassero in questura per farsi raccontare da lei le ultime ore di vita del cinquantasettenne.
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In via Rossini è arrivato anche il professor Matteo Benevenuti dell’istituto di medicina legale di Siena che, insieme a tre tecnici, ha effettuato un primo esame del corpo dell’uomo, portato poi all’obitorio del Misericordia dove nei prossimi giorni verrà effettuata l’autopsia. Perché di ipotesi la Procura ne ha formulate due che vanno in direzioni completamente opposte: Bellucci potrebbe essersi sentito male, potrebbe essere caduto e potrebbe aver riportato quella ferita alla testa dalla quale è uscito molto sangue.
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Oppure, Bellucci potrebbe essere stato ucciso da qualcuno che ieri mattina era entrato in casa sua quando la sua compagna era fuori. E poi c’è un altro dettaglio sul quale il sostituto procuratore ha insistito con gli uomini della squadra mobile. «Controllate bene le dita, i polpastrelli», ha ripetuto più volte. Bellucci, se fosse stato aggredito, probabilmente avrebbe tentato di difendersi, anche se le sue condizioni di salute negli ultimi tempi si erano molto aggravate. Ieri mattina, poco prima delle 8, il cinquantasettenne era andato all’orto vicino a casa a controllare che tutto fosse in ordine e, una volta tornato a casa, aveva bevuto un caffè con un amico. «Ogni mattina facevamo così - dice - quando rientrava dall’orto prendevamo il caffè insieme». I vicini non avrebbero sentito rumori. Hanno capito che era successo qualcosa in quell’appartamento quando nel parcheggio è arrivata l’ambulanza e poi hanno sfilato, una dopo l’altra, le auto della polizia che per tutto il giorno hanno fatto avanti e indietro per mettere insieme i pezzi di un puzzle ancora difficile da comporre. Almeno fino a quando non ci sarà il risultato dell’autopsia che potrebbe chiarire se Bellucci sia morto per cause naturali - ipotesi che al momento è la più accredita in Procura - oppure se il cinquantasettenne sia stato ucciso da qualcuno che aveva qualche conto in sospeso con lui. Risposte che arriveranno, probabilmente già oggi quando l’equipe medico-legale potrà fare l’autopsia così come richiesto dal magistrato.
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