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Tentò di rapinare un’anziana facendole un’iniezione
GROSSETO. Il gusto e l’incoscienza del gesto clamoroso non gli sono mai mancati. E fino a qualche tempo fa, quando arrivava in tribunale dopo l’ennesima impresa “criminale” portata a termine, Bruno...
GROSSETO. Il gusto e l’incoscienza del gesto clamoroso non gli sono mai mancati. E fino a qualche tempo fa, quando arrivava in tribunale dopo l’ennesima impresa “criminale” portata a termine, Bruno Bellucci, salutava i sostituti procuratori con un eloquente «Buongiorno, dottore!». Ma da anni ormai le cronache avevano smesso di occuparsi di lui: Bellucci era molto malato, soffriva di cuore e aveva smesso di far riempire verbali a carabinieri e polizia. Dall’ultima volta che era finito nei guai, sei anni fa, dopo essere stato trovato a rigare le auto in sosta con un coltellino Opinel, il cinquantasettenne aveva tirato i remi in barca. «Era molto malato - dice l’avvocato Nicola Giribaldi - aveva problemi cardiaci seri e quasi non usciva più di casa». Quasi, perché proprio pochi giorni fa sarebbe entrato dentro l’edicola che si trova vicino a via Rossini, con un cric in mano. Il proprietario lo ha trovato lì dentro e gli ha chiesto di uscire.
L’ultimo processo, finito con una condanna a nove mesi, era stato proprio quello per le auto danneggiate. Ma prima di quell’episodio che gli era valso il titolo di “Spaccavetri” Bellucci aveva sequestrato una persona in ospedale barricandosi in una stanza: aveva minacciato un uomo puntandogli un coltello alla gola. Per arrestarlo la polizia era entrata con uno stratagemma dalla porta mentre i vigili del fuoco si avvicinavano con la scala alla finestra del 5º piano.
Ma prima era stato fermato in motorino con la refurtiva sotto il braccio: una volta stringeva un prosciutto, un’altra aveva il padellone di un’antenna parabolica impossibile a non vedersi.
E poi ci fu la condanna per il furto di un cane da una Porsche Cayenne in sosta, roba del 2007: portava l’animale sul cestino della bicicletta.
Bruno Bellucci era nato il 1º settembre del 1958 e a lungo ha fatto dannare polizia e carabinieri, costretti a riempire pagine e pagine di casellario giudiziario. Nessuno tra le forze dell’ordine a memoria ricorda con esattezza quante volte l’uomo è stato arrestato o denunciato.
Bruno ci aveva provato tante volte a mettere la testa a posto: ha lavorato, anche, ma sono stati impieghi a brevissima scadenza. Furti - una marea - ma anche evasione, maltrattamenti, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale. Ma spesso, era riuscito anche a strappare un sorriso a chi gli aveva messo le manette: come quando, nel 2003 tentò la rapina stile film: un’iniezione a sorpresa per addormentare la vittima, una donna di 73 anni, e quindi poterla derubare con comodo. Solo un tentativo, ma la donna si trovò comunque con una siringa infilata in un gluteo. (f.g.)
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