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Falegnami in festa, due secoli di tradizione

Falegnami in festa, due secoli di tradizione

A Castel del Piano la 211ª edizione dell’appuntamento che celebra il lavoro dei “legnaioli”

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CASTEL DEL PIANO. Torna domani a Castel del Piano la festa dei falegnami, un appuntamento storico per l’Amiata che dura ininterrottamente dal 1805.

Una festa atipica, una sorta di sopravvivenza archeologica, che affonda le sue radici in una antichissima tradizione popolare allorché i falegnami iniziarono a celebrare, come loro ricorrenza ufficiale, la data dello sposalizio tra Giuseppe e Maria che ricorre, appunto, il 23 gennaio.

La festa è giunta quindi alla sua 211ª edizione e viene celebrata con la tradizionale messa, alle 11, nella chiesetta di San Giuseppe dove è esposta una splendida tela di Giuseppe Nasini raffigurante proprio lo Sposalizio della Vergine.

Dopo la messa seguirà, per i partecipanti, il consueto pranzo da tenersi in un ristorante della zona, nel corso del quale viene distribuito il “biscotto salato”, precedentemente benedetto. Un biscotto che non è solo una leccornia tipica dell’Amiata ma è anche simbolo religioso, poiché con il suo intreccio rappresenta l’unione tra la Madonna e San Giuseppe.

La festa, la cui storia viene raccontata in una sorta di diario che ogni anno i falegnami aggiornano con i fatti salienti della giornata, veniva celebrata dalla Società dei Falegnami sorta, appunto, nel 1805.

Si trattava di un sodalizio nato in un contesto sociale in cui la categoria dei “legnaioli”, con quella dei “campagnoli”, costituiva una delle corporazioni più numerose del paese.

Le numerosissime botteghe artigiane forgiavano mobili, arredi, suppellettili, strumenti da lavoro, perfino le bare, tutto era autoprodotto e la lavorazione del legno impegnava centinaia e centinaia di persone.

Erano così numerosi che si riunirono, appunto, in società, per scopi mutualistici e solidaristici: i soci si prestavano reciproco aiuto, soprattutto in caso di bisogno.

Fu decisa come data della loro festa il 23 di gennaio, occasione in cui i falegnami offrivano doni alla chiesa, come il pregevole paliotto in legno pregiato (pannello decorativo collocato davanti all’altare), conservato oggi nella chiesa di San Giuseppe.

Dopo oltre duecento anni, nonostante la consistenza della categoria sia diminuita, la festa resiste perché la lavorazione del legno ha ancora sull’Amiata una profonda tradizione e valenti falegnami sono ancora all’opera.

Questa festa resiste, un po’ come testimonianza di un passato che si ricorda con nostalgia, un po’ perché alcuni falegnami ancora in attività come Rosildo Seri ne hanno cura e si dedicano con passione, ogni anno, alla sua organizzazione, curata, questo 2016, oltre che da Seri, da Paolo Arrighi e Maurizio Pellegrini. (f.b.)

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