«Dieci anni di lavoro nell’interesse dei cittadini»
A sei mesi dalla fine del secondo mandato il sindaco Bonifazi si guarda indietro tra bilancio risanato, lavori pubblici, politiche sociali. Ma anche cose non fatte
GROSSETO. Tante cose fatte, tante che non è stato possibile fare e qualcosa che poteva essere fatta meglio. Nel complesso il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi assegna un “più che sufficiente” all’attività svolta dalle amministrazioni che lui ha guidato per due mandati.
Mancano ormai meno di sei mesi alla chiusura del secondo mandato da sindaco e Bonifazi fa un bilancio dei dieci anni trascorsi al governo del capoluogo maremmano nella consapevolezza di lasciare, comunque, un Comune sano da un punto di vista dei conti.
Bilancio. Il primo punto, infatti, è quello che riguarda il bilancio, che – spiega il sindaco – è stato risanato attraverso politiche improntate innanzitutto alla riduzione dell’indebitamento. E poi una efficace spending review cominciando con la riorganizzazione delle partecipate, in particolare la fusione delle tre in house nell’unica società Sistema.
Pianificazione del territorio. C’è poi tutto il capitolo della pianificazione del territorio, con l’approvazione del regolamento, l’impegno sulla mobilità orientata alla sicurezza stradale e allo snellimento dei flussi di traffico, anche se, su questo fronte, nemmeno Bonifazi sembra aver digerito l’investimento fatto per l’acquisto dei famigerati tabelloni dell'infomobilità «che più che informare – dice – finiscono per distrarre gli automobilisti, ma d’altra parte la Regione finanziava l’80 per cento della spesa. In ogni caso sono sempre soldi pubblici e non sono mai stato particolarmente entusiasta di questa scelta».
Lavori pubblici. Tanti, poi, i lavori pubblici di un certo peso, dal Bastione Maiano al Cassero, dalle Casette cinquecentesche alle Clarisse, dall’inizio della riqualificazione dell’area del vecchio Ospedale, fino ai lavori in corso alla ex Chelliana e, più di recente, l’intervento all’ex Garibaldi. Manutenzione. Ma l’impegno dell’amministrazione è stato anche sul fronte delle semplici manutenzioni di strade, edifici scolastici, aree verdi, impianti sportivi e illuminazione pubblica.
Cultura e politiche sociali. Il sindaco parla anche delle politiche ambientali incentrate sull’educazione e sulle diverse forme di mobilità alternativa, dell’investimento costante nella cultura e nelle politiche sociali, con il raddoppio della spesa sociale pro capite. «Potevamo fare di più e meglio – ha detto Bonifazi – sicuramente, alcune cose non le avrei fatte, altre le avrei fatte diversamente ma, quello che è sicuro, è che, con tutti i miei limiti, ho lavorato in buona fede e nell’esclusiva tutela dei cittadini, proprio perché non ho mai avuto un interesse né personale né familiare da difendere in questa città».
Polo agroalimentare. Non tutti i progetti sono andati in porto come l’amministrazione avrebbe voluto, ma non sempre la colpa è dell’amministrazione comunale. Il ritardo, per esempio, del polo agroalimentare fa sbottare il primo cittadino che se la prende con la Regione. In fondo è dal 2005 che se ne parla, ma «evidentemente – dice – hanno preferito privilegiare Firenze» mentre il progetto incentrato sull'ex Enaoli, a Rispescia, segna il passo nonostante le rassicurazioni del presidente della Regione Enrico Rossi.
Welfare. A chi gli succederà, però, Bonifazi lascia un’eredità difficile, soprattutto per quanto riguarda la tenuta del cosiddetto welfare locale. «Ci sono servizi a domanda individuale, come le mense, gli asili nido e le scuole materne, che il Comune non sarà più in grado di sostenere senza l’intervento del privato. Occorrerà fare scelte in base a una scala di priorità, e servirà che il privato voglia davvero fare impresa».
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