Il Tirreno

Grosseto

Morti nel crollo del ponte, il gip ordina l’imputazione coatta

di Pierluigi Sposato
Morti nel crollo del ponte, il gip ordina l’imputazione coatta

Accolta l’opposizione all’archiviazione presentata dai legali dei tre dirigenti Enel «Superficialità» nella segnaletica e omessa comunicazione: in due sotto accusa

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. No all’archiviazione, per la seconda volta. Deve essere riaperto il fascicolo sul crollo del ponte sul fiume Albegna nel quale trovarono la morte, il 12 novembre 2012, i tre dirigenti Enel, Paolo Bardelloni, 59 anni, Maurizio Stella, 47 anni, e Antonella Vanni, 48 anni, imprigionati nella Punto travolta dalle acque in piena.

Anzi, il giudice delle indagini preliminari Marco Bilisari - sciogliendo la riserva assunta nell’ottobre scorso - ha disposto la formulazione dell’imputazione coatta (entro dieci giorni) nei confronti dei due originari (dal novembre 2014) indagati, i geometri Gian Paolo Conti (Costrade - appalto per manutenzione e segnaletica) e Umberto Tozzini (Provincia - settore viabilità) per l’ipotesi di omicidio colposo. E ha disposto l’apertura di un fascicolo separato non soltanto per omicidio colposo ma anche per crollo colposo di costruzioni, disponendo l’iscrizione nel registro degli indagati dell’ingegner Luciano Machetti, direttore del Consorzio Osa Albegna per la parte di contestazioni che riguarda il triplice decesso e il crollo: ma le nuove indagini (due mesi di tempo) devono riguardare, secondo il giudice, anche l’individuazione delle competenze di intervento per la realizzazione del rivestimento protettivo della spalla del ponte dopo gli eventi del novembre 2010.

[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.12457723:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2015/11/16/news/dolore-e-rabbia-per-le-vittime-del-ponte-1.12457723]]Il giudice ha accolto l’opposizione dei legali dei familiari delle tre vittime (avvocati Laura Pacenti, Paolo Serra e Luciano Serra) contro la seconda richiesta di archiviazione firmata dal sostituto procuratore Alessandro Leopizzi. Una richiesta che aveva naturalmenter incontrato il favore dei difensori dei tecnici: l’avvocato Adriano Galli, per Conti, aveva sottolineato la mancanza di una posizione di garanzia del suo assistito. La vicenda è nota: i tre tornavano da Roma sotto una pioggia battente e con alcune strade chiuse per il traffico; dalla statale 74 dove erano stati deviati avevano imboccato la provinciale 94 di Sant’Andrea protetta parzialmente da una transenna; alla fine del manufatto ponte si era aperta la voragine e l’auto vi era precipitata.

Secondo il gip, vi sarebbe stata «superficialità» nell’eseguire l’ordine di chiusura: e se Conti non fosse stato in grado di impedire la circolazione sul ponte come gli era stato ordinato (da quel lato non era presente il cartello di divieto di transito; è legittimo superare una semplice transenna sulla corsia destra; di notte deve esserci luce rossa fissa; mancava sulla 74 l’indicazione che la 94 era chiusa - sono tra le argomentazioni del giudice) avrebbe dovuto avvisare la Provincia per far attivare un presidio permanente delle forze dell’ordine. Perché quella transenna presa dal campo di calcio non era sufficiente, a norma del Codice della strada. Perché quel giorno il traffico era continuato come se nulla fosse e nemmeno i carabinieri (che vi erano passati poco prima del crollo) sapevano nulla della chiusura.

Dunque due tipi di omissione, secondo il gip, tali da causare l’evento contestato: Tozzini non avrebbe vigilato sull’ordine di chiusura della strada e non avrebbe comunicato alle forze dell’ordine la chiusura stessa; Conti non avrebbe apposto la segnaletica idonea. Cooperazione colposa l’ipotesi formulata dal giudice. Adesso il primo atto, in ordine temporale, per il pm deve essere la citazione diretta per l’omicidio colposo nei confronti dei due tecnici.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera