Il presidio
«La rottura dell’argine era prevedibile, servivano opere»
GROSSETO. L’evento era prevedibile, secondo il gip Bilisari. Gli elementi in possesso dei tecnici lasciavano desumere «la rottura dell’argine in prossimità del ponte e la conseguente erosione della...
GROSSETO. L’evento era prevedibile, secondo il gip Bilisari. Gli elementi in possesso dei tecnici lasciavano desumere «la rottura dell’argine in prossimità del ponte e la conseguente erosione della spalla del ponte provocata dalla forza delle acque» dell’Albegna.
Sono queste le conclusioni dedotte dalle consulenze degli ingegneri Domenico De Vita (in sede civile) ed Enrico Larcan (per il pm), basate sui precedenti del 2010, quando si era rotto l’argine destro sotto il ponte. Secondo il primo, dovevano essere adottati non provvedimenti tampone ma opere strutturali; secondo l’altro, sarebbero dovuti essere messi in opera rivestimenti per ridurre la possibilità di erosione.
Il giudice chiede adesso di aprire un fascicolo per capire chi, dal novembre 2010, doveva «intervenire per procedere con la realizzazione del rivestimento protettivo della spalla del ponte». E per quanto riguarda l’ingegner Machetti, viene sottolineata l’inadeguatezza degli interventi di somma urgenza del 2010 da parte del Consorzio Osa Albegna: fu realizzato un setto in cemento debolmente armato per 15 metri, destinato a consolidare l’argine nel punto di rottura.
(p.s.)
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