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Morto a 33 anni, la famiglia denuncia: «Grave ingiustizia»
Capalbio: a Borgo Carige i funerali di Pietro Nobile. Eseguita l’autopsia sul corpo: sono quattro i medici indagati
CAPALBIO. «Io e mia moglie abbiamo presentato denuncia perché pensiamo di aver ricevuto una grave ingiustizia per il modo in cui nostro figlio è stato preso in cura». Così racconta il medico capalbiese Carlo Nobile che - sconvolto per la morte del giovane figlio Pietro, 33 anni, avvenuta la notte tra il 5 e 6 gennaio in ospedale a Orbetello - vuole che sia fatta chiarezza su quanto successo.
Quattro i medici indagati del San Giovanni di Dio: sono un’anestesista, due medici di turno in pronto soccorso ospedale e un cardiologo.
Sabato 9, al San Giovanni di Dio, l’équipe di Medicina legale dell’Università di Pisa ha effettuato l’autopsia sul corpo del ragazzo. L’esame è durato dalle 11 alle 15 e dovrà chiarire le cause della crisi respiratoria e del conseguente arresto cardiocircolatorio, per capire se siano eventualmente collegabili a una reazione allergica, a un virus, a un’infiammazione acuta delle alte vie respiratorie o ad altri fattori. L’incarico è stato conferito al dottor Marco Di Paolo. La famiglia Nobile ha nominato consulente di parte il dottor Roberto Martini. Concluso l’esame autoptico la salma è stata ricomposta e intorno alle 17 il pm ha dato il nulla osta per la restituzione del corpo alla famiglia. I funerali sono celebrati domenica 10 nella chiesa di Borgo Carige.
La morte risale a cinque giorni fa. Quando è giunto al Pronto soccorso di Orbetello con l’ambulanza della Cri capalbiese, Pietro era sempre cosciente ma respirava con difficoltà. Stava male ed è stato trasportato in barella, dentro l’ospedale, da medici e infermieri. Aveva la mascherina dell’ossigeno e una respirazione compromessa, affannosa e rumorosa. I sanitari l’hanno preso in cura. Poche parole, sembra, sussurrate al padre - «babbo, non ce la faccio...». Più tardi la morte l’ha portato via.
Pietro era figlio di Carlo Nobile, notissimo medico di base di Capalbio (già consigliere comunale) e Valeria Biagianti, casalinga. Lascia quattro fratelli: Luca, Carlo Maria, Cesare e Margherita. Era un ragazzo pacato - così lo descrivono tutti - Un grande amante degli scacchi che esercitava con passione. Faceva anche i campionati. Aveva giocato anche quel giorno, a casa, quando si era divertito a muovere i pezzi prima di sentirsi male e accusare problemi respiratori. Una giornata di cui nessuno avrebbe immaginato l’epilogo. Proprio il babbo medico è stato il primo a soccorrerlo e portarlo al Pet (postazione di emergenza territoriale) di Borgo Carige. Un’ambulanza della Cri lo ha condotto al San Giovanni di Dio.
Una morte che ha lasciato una comunità sotto choc e che tra l’altro è avvenuta in un momento in cui il ragazzo pareva contento: aveva da poco ricevuto una bella notizia da Firenze. Esperto di telefonia, era stato ammesso a un corso di specializzazione presso la Regione Toscana, finalizzato a un eventuale inserimento nel mondo del lavoro in strutture Asl. Per lui potevano schiudersi molte porte ma non ha fatto in tempo.
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