Il Tirreno

Grosseto

Mascagni non si nasconde Passo indietro di Fusini

di Gabriele Baldanzi

Elezioni, il “borsino” aggiornato delle candidature che il Pd porterà alle primarie Il vicesindaco Borghi: «Nel partito non c’è unità, il confronto è l’unica strada»

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GROSSETO. «La mia disponibilità c’è. Esattamente come in passato, quando sono stato cercato per ricoprire altri ruoli e poi non se ne è fatto di nulla. Non è nel mio carattere sgomitare e fare guerre per il potere, ma se il Pd – in modo convinto e unitario – mi chiederà di correre, io sono pronto a farlo. Con impegno, con fiducia». Lorenzo Mascagni, avvocato, 45 anni, è fatto così. Poche parole, chiare. Inequivocabili.

Qui Mascagni. Non gli difetta la gentilezza, ma quando gli chiediamo di parlare della sua candidatura, si ferma. «Non c’è nulla da dire in questa fase – aggiunge – Qualsiasi parola può essere strumentalizzata. Preferisco aspettare. E se verrà individuato e scelto qualcun altro, non me ne dispiaccio». Mascagni è il simbolo del politicamente corretto. «Al posto di Borghi avrei le sue stesse aspettative – aggiunge – Sono sei anni che è vicesindaco. In politica provare a crescere, fissare dei traguardi, mi sembra cosa naturale e non credo abbia sbagliato mosse. Non voglio essere visto come l’antiBorghi. Non mi piace». Poi l’immancabile richiesta di non strumentalizzare, di non forzare.

Qui Fusini. Parla anche l’imprenditore Gabriele Fusini, 46 anni, l’altro potenziale candidato alternativo a Borghi. «Non sono mai stato effettivamente in pista – spiega l’amministratore unico di Sistema – Chi mi conosce sa che ho da sempre scelto il mio lavoro rispetto alla carriera politica; l’impresa che conduco ha bisogno di me e non voglio lasciarla. Mascagni è un uomo in gamba, un fuoriclasse di onestà, cultura, capacità di sintesi. Quando il Pd avrà preso la sua decisione io, non vi è dubbio, farò la mia parte al meglio. L’auspicio è che il candidato scelto sia il candidato di tutti, a prescindere dal suo nome. Non nego che la sfida su Grosseto mi stuzzicava, qualche amico mi aveva chiesto di pensarci e l’ho fatto. Decisione presa e stop. Non ne parliamo più».

La fase. Il Pd entra adesso nella fase dei passaggi più delicati, quelli collegiali, negli organismi deputati a decidere. Dopo metà mese conosceremo le regole per le primarie.

Qui Borghi. Infine c’è il vicesindaco Paolo Borghi, colui che le firme per le primarie le ha già raccolte e presentate, accelerando il processo di selezione nel Pd e nel centrosinistra. «Non ci trovo nulla di male – spiega al telefono Borghi – che alle primarie di coalizione la parte del Pd che non accetta la mia candidatura, a mio avviso minoritaria, esprima una candidatura alternativa, così da permettere a tutti di riconoscersi nel percorso stabilito. Io, al momento, vado avanti con convinzione, spinto da tante persone che credono in me, dentro e fuori dal Pd». È preoccupato circa le ipotesi di altre candidature per le primarie? «Assolutamente no – risponde il vicesindaco – Tutto serve a chiarire il quadro e i vari posizionamenti. Dissento sul fatto che le regole per le primarie, che verranno fissate nei prossimi giorni, saranno restrittive. Non voglio crederci. Per il resto ci sta la critica, anche sul piano personale. A questo punto, direi che i vertici del mio partito dovrebbero prendere atto che l’unitarietà non c’è e che a Grosseto misurarsi in primarie è l’unica strada. Ripeto: se verrò sconfitto sarò fedele sostenitore, pancia a terra, di colui che mi avrà battuto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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