Monticello contro la geotermia
Un incontro in paese per discutere del permesso di ricerca
CINIGIANO. Monticello Amiata si mobilita con un’assemblea pubblica fissata per domenica che si terrà a Monticello al “teatrino” nella piazza della chiesa del paese vecchio.
Al centro del dibattito il permesso di ricerca “Monte Labro”, che dopo i recenti provvedimenti della Regione è stato sdoganato della Via nel primo step riguardante la perforazione. E questo nonostante tutti fossero convinti che la regione avesse ben chiaro che in luoghi di pregio come quelli interessati dal progetto una centrale geotermica non sarebbe adeguata.
Grande è stata la preoccupazione del sindaco di Cinigiano Romina Sani che coi colleghi di Arcidosso Jacopo Marini e di Castel del Piano Claudio Franci ha fatto presente di essere sconcertata di fronte alla decisione dei tecnici regionali di autorizzare l’iter del progetto della centrale geotermica senza richiedere la Via. La replica arrivata dalla Regione, che provava a tranquillizzare dicendo che «se è vero che con il recente decreto n.6183 del 17/12/2015 il progetto di perforazione è stato escluso dalla procedura di Via è anche vero che il decreto di esclusione dalla Via non autorizza la perforazione del pozzo esplorativo per il quale la Regione ha già in programma altri passaggi procedurali e una conferenza di servizi», non ha per nulla placato gli animi. Accanto alle istituzioni, dunque, Agorà cittadinanza attiva, il gruppo antigeotermico, ha organizzato la riunione per decidere le iniziative da prendere e ha invitato Romina Sani, sindaco di Cinigiano; Gianpiero Secco, sindaco di Seggiano; Claudio Franci, sindaco di Castel del Piano; Jacopo Marini, sindaco di Arcidosso. L’invito è partito anche per il capogruppo del Pd nel Consiglio regionale toscano, il consigliere Leonardo Marras che si era recentemente detto «disponibile ad incontrare la popolazione di Monticello insieme al sindaco di Cinigiano Romina Sani, già nei primi giorni di gennaio». «L’area dove insiste il progetto non è sotto tutela – ha tenuto a chiarire Marras – ma lo è tutta la zona circostante che in parte è area protetta, poi ospita un santuario e numerose attività ricettive, per questo mi sorprende la decisione dei tecnici della Regione di non sottoporre a Via la richiesta di perforazione. Il progetto prevede la costruzione di un pozzo per la ricerca e la verifica di attività geotermica, con un cantiere che supera i 10mila mq, è inevitabile che questo influirebbe negativamente sulle attività della zona, oltre a deturpare il paesaggio». Eppure i cittadini non mollano e vogliono vederci chiaro. (f.b.)
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