Fusini o Mascagni Primarie, il Pd sceglie l’anti-Borghi
Riserva da sciogliere entro giovedì, poi il nome dovrà essere comunicato alla direzione regionale
GROSSETO. Il Partito democratico grossetano deciderà nelle prossime 48 ore il candidato da portare in primarie e intorno al quale combattere, a giugno, la madre di tutte le battaglie per la riconquista del governo cittadino. Dopo accurata scrematura sono rimasti in due.
L’ala riformista - e non solo - spinge per Gabriele Fusini, imprenditore, non iscritto al Pd, amministratore unico della società Sistema, già vice presidente della Banca della Maremma ed ex presidente di Cna.
L’altro “candidato” in allerta è l’avvocato Lorenzo Mascagni, consigliere comunale mai promosso assessore, l’uomo del buon senso, delle mediazioni e della prudenza, profilo sempre molto alto rispetto alle beghe che segnano il partito. Uomo di pace, quest’ultimo. Maggiormente propenso alla pugna il primo.
Fusini e Mascagni daranno una risposta definitiva entro il 7 gennaio. Il giorno successivo, infatti, è in programma a Firenze la direzione regionale del partito e per quella data il segretario Dario Parrini - che su Grosseto sta iniziando a perdere la pazienza - pretende che i due segretari (Marco Simiani e Saimo Biliotti) gli portino il nome. Che non sarà Paolo Borghi. Il capogruppo Pd in Regione Leonardo Marras si mantiene defilato rispetto a queste decisioni, idem l’onorevole Luca Sani.
Ma come verrà risolto il problema Borghi? Il rebus è lo stesso di un anno fa, di sei mesi fa. Nessuno ha mai avuto il coraggio di stoppare la rincorsa del “dottor Terzilli” (il soprannome affibbiato dai maligni al vicesindaco). Come il medico interpretato da Sordi, secondo i nemici interni, «Borghi è ostaggio della sua ambizione, del potere che ha saputo decuplicare. E neppure la disapprovazione di alcuni compagni di viaggio persi per strada (per esempio Fabio Favali e Daniela Piandelaghi – ndc) ne ha scalfito le certezze».
A questo punto - dopo la presentazione delle firme per partecipare alle primarie - gli unici in grado di fermarlo sono i vertici regionali e nazionali del partito. Borghi sa bene di essere percepito come un ostacolo da coloro che non lo vogliono in pista, che di lui non si fidano. Una parte del Pd ha fatto di tutto per toglierlo di mezzo: prima attraverso il sondaggio (a tutto vantaggio del M5S), poi provando a coinvolgere candidati super partes (indisponibili), infine cercando la sponda di media e alleati per azzopparlo definitivamente. Ogni volta ha schivato le insidie, i proiettili, alternando un passo indietro a un’apertura, cercando di convincere i livelli locali e regionali del proprio consenso. Se c’è riuscito lo sapremo presto.
Il tentativo del segretario comunale Saimo Biliotti, fino all’ultimo, sarà quello di portare alle primarie di coalizione un nome diverso – un unico nome - con il marchio Pd. Per attuare questo piano, però, occorre avere pronta un’alternativa a Borghi affidabile e gradita ai due terzi del partito. Ancora due giorni, quindi, e si saprà su chi vuole puntare il Pd. Poi, probabilmente, inizieranno le pressioni per far indietreggiare il vicesindaco. Da Firenze Mazzeo, Bruzzesi e Parrini stanno monitorando la situazione.
C’è preoccupazione. Se Borghi – che comunque si è sempre dimostrato fedele alla maglia – dovesse alla fine rompersi le scatole e rompere con chi gli vuole male, magari aderendo a un progetto civico, il rischio di una disfatta, per il Pd, diventerebbe concreto. Ieri sera, intanto, si è svolta la prima riunione della coalizione, allargata alle civiche di Culicchi e Gabbrielli. Si è parlato di programma e di organizzazione delle primarie. Presto nascerà un comitato ad hoc. A condurre le fila sarà Riccardo Vannozzi.
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