Il Tirreno

Grosseto

Solo e senza vestiti «Zio mi voleva bene non l’ho ucciso io»

di Francesca Gori
Solo e senza vestiti «Zio mi voleva bene non l’ho ucciso io»

Claudio Orlando è in isolamento nel carcere di Velletri Ha negato al suo avvocato di essere l’omicida di Tucci

3 MINUTI DI LETTURA





CASTEL DEL PIANO. «Non l’ho ucciso io. Perché avrei dovuto far del male all’unica persona della mia famiglia che si prendeva cura di me?». Sono le prima parole pronunciate da Claudio Orlando, 45 anni, l’uomo accusato di aver ucciso suo zio Antonio Tucci, al culmine di una lite nella sua casa di Castel del Piano. L’uomo è nel carcere di Velletri dove ieri mattina, dopo il tentativo di suicidio avvenuto il giorno del suo fermo, ha incontrato il suo avvocato Maria Pia Di Maio.

È stato un colloquio veloce quello avvenuto nel carcere di Grosseto. L’avvocato di Orlando ha presentato istanza al tribunale del Riesame che dovrà decidere sulla scarcerazione dell’uomo.

Nella sua cella, in isolamento, c’è solo una televisione qualche libro che i volontari della struttura penitenziaria ai Castelli romani gli hanno consegnato. «È voluto restare in isolamento - dice il suo avvocato - perché non si trovava bene con gli altri detenuti nella sezione comune. È stato abbandonato da tutti, ha ancora i vestiti estivi addosso e le ciabatte aperte».

Ieri mattina, prima del colloquio con il suo legale, Claudio Orlando ha ricevuto una saponetta e un dentifricio dalla suora che si occupa dei detenuti della struttura. «E una maglietta della salute di lana, più pesante di quella che indossava - dice l’avvocato Di Maio - Non ha soldi nemmeno per scrivere una lettera e ha chiesto di parlare con il parroco per contattare il figlio e anche per potermi scrivere».

Claudio Orlando si trova con un’accusa pesantissima, quella di aver ucciso lo zio, disabile, nella sua casa di Castel del Piano, per prendere i soldi della pensione e della tredicesima.

«Era l’unico che mi voleva bene, che mi aiutava, mi faceva vestire, lavare mi dava da mangiare - ha detto orlando al suo avvocato - andavo spessissimo a trovarlo. Non avrei mai potuto fargli del male».

Quando è tornato sull’Amiata, nei giorni precedenti all’omicidio, Claudio Orlando aveva seguito il suggerimento di Tucci e aveva chiesto un appuntamento al responsabile di un supermercato per trovare un lavoro. «Non ricorda il giorno dell’arrivo - dice l’avvocato - poi è ripartito per tornare ai Castelli, per vedere suo figlio». Incontri per strada, di sfuggita, che duravano pochi minuti. «È senza casa, i suoi familiari non vogliono incontrarlo e nemmeno parlarci - dice Maria Pia Di Maio - Io sto cercando di fare un’azione umana. Abbiamo chiesto il gratuito patrocinio e ora aspetto la decisione del riesame. Ma non può stare in carcere in queste condizioni. Non sappiamo ancora nulla sul trasferimento a Grosseto. Al di là dell'idea che ognuno possa avere mi dispiace dal punto di vista umano. È stato abbandonato nel vero senso della parola. E più volte ha ripetuto che a essere stata calpestata è la sua dignità».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani