Il Tirreno

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giallo di potassa

Bilella, la verità in due giorni di udienze

Pierluigi Sposato
Bilella, la verità in due giorni di udienze

Oggi gli ultimi testimoni e poi i consulenti sulle tracce di sangue, domani l’imputato si farà interrogare

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GROSSETO. È la due giorni più lunga per Antonino Bilella. Non solo perché sono in programma - oggi e domani - per la prima volta due udienze consecutive ma anche e soprattutto perché domani l’imputato parlerà davanti alla Corte di assise che lo sta processando per l’omicidio e l’occultamento del corpo di Francesca Teresa Alessandra Benetti, di cui si sono perse le tracce dal 4 novembre 2013. Lei è la sua datrice di lavoro, la proprietaria della tenuta di Villa Adua a Potassa di Gavorrano di cui l’agricoltore oggi 71enne, originario di Alessandria della Rocca (Agrigento), era custode. Lui è in carcere da oltre due anni, in via Saffi.

Le accuse. Lui l’avrebbe uccisa, secondo la Procura (e aveva «ottimi motivi per farlo» a giudizio dei pm Salvatore Ferraro e Marco Nassi), e si sarebbe sbarazzato del corpo. Stalking e violenza sessuale sono le altre due accuse per le quali è in corso il processo davanti al presidente Giovanni Puliatti, al giudice a latere Sergio Compagnucci e ai giudici popolari. La donna, 55 anni, nativa di Valdagno, era una professoressa di educazione fisica, in pensione: quella mattina era andata alla villa, la sua auto era stata ritrovata però alla stazione di Follonica. I testimoni finora sentiti hanno escluso che possa essersi trattato di un allontanamento volontario. Secondo l’accusa, Bilella avrebbe avuto e manifestato un attaccamento morboso e i rapporti di lavoro si erano via via deteriorati.

Testimoni. Oggi sfileranno gli ultimi quattro testimoni. Il primo è Francesco Di Leo, il custode della villa di Cologno Monzese dove la donna abitava: l’uomo aveva patteggiato la pena al termine di un procedimento per molestie. Dovrà parlare dei rapporti esistenti tra di loro, gli verrà chiesto perché i rapporti si erano interrotti e se sono eventualmente continuati dopo l’agosto del 2005. Poi sarà la volta di tre colleghi di lavoro dell’ultimo fidanzato di Francesca, Aldo Scotto, che lavora in Provincia: sono stati citati dopo che di loro aveva parlato in aula il maresciallo dei carabinieri che aveva accertato luoghi e orari di permanenza dello stesso Scotto in quel 4 novembre.

Consulenti. Poi sarà la volta degli esperti. Per l’accusa, parlerà il capitano Cesare Rapone, dei Ris (biologia), che aveva effettuato il sopralluogo e i rilievi, con le analisi sulle tracce di sangue che per la Procura inchiodano Bilella. Quelle piccole macchie di sangue di lui e di lei, nella villa, con un tentativo di lavaggio. Quelle macchie di sangue di lei trovate all’interno della Punto di cui Bilella voleva disfarsi. Per la parte civile (avvocati Agron Xhanaj e Alessandro Risaliti), sono stati chiamati il generale Luciano Garofano, ex comandante del Ris (sarà sentito secondo il metodo della cosidetta “controprova” dei consulenti della difesa) e la professoressa Roberta Bruzzone, esperta di crimino-dinamica e di crimino-genetica: non potrà parlare, in seguito all’accoglimento dell’eccezione presentata dai difensori di Bilella in un’udienza del gennaio scorso, della personalità dell’imputato. Si tratta di due esperti ben conosciuti al grande pubblico anche grazie alle presenze in televisione. Dopo l’interrogatorio di Bilella, invece, parleranno i due nuovi esperti nominati dai difensori dell’imputato: sono il genetista Ugo Ricci e il medico legale Martina Focardi, entrambi di Firenze. Hanno preso il posto del professor Carlo Torre, deceduto pochi giorni fa, e di Serena Inturri, sua collaboratrice.

Interrogatorio. Domani parlerà Antonino Bilella. Sarà un interrogatorio vero e proprio, un “esame” come si dice in Tribuinale, e non saranno semplici dichiarazioni spontanee. L’agricoltore che finora ha taciuto in aula (nessuna reazione apparente nel corso delle udienze, solo qualche scambio di pareri con i suoi legali) risponderà. Si è preparato appositamente in questi giorni, soprattutto dal punto di vista mentale, negli incontri che ha avuto in carcere con il pool difensivo composto da Bruno Leporatti, Francesca Carnicelli e Riccardo Lottini. In precedenza, era il 23 gennaio 2014, l’imputato aveva risposto alle domande che i pm gli avevano posto in carcere (dopo aver taciuto davanti al gip e al primo appuntamento con gli inquirenti): «Io non l'ho uccisa. Non so chi possa averlo fatto. E non so dov'è il corpo», si era limitato a dire, aggiungendo a proposito della volontà di rottamare la Panda che «mi hanno interrogato i carabinieri, mi chiedevano dell'auto. Ho avuto paura e sono andato a buttarla via», aveva riferito sostanzialmente. Non dovrebbe dire cose differenti. Ma è naturale che l’attesa per le sue parole sia carica di aspettative.

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