Il Tirreno

Grosseto

Controllo scontrini, agenzia sotto accusa

di Pierluigi Sposato
Controllo scontrini, agenzia sotto accusa

Secondo la Procura l’attività antitaccheggio all’uscita dai negozi deve essere effettuata solo da guardie giurate autorizzate

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GROSSETO. Dipendenti “generici” di un'agenzia di investigazioni possono chiedere di controllare gli scontrini all'uscita del negozio e comunque svolgere attività diretta di antitaccheggio? No, secondo la polizia di stato che tre anni fa aveva effettuato un'indagine in città. No, secondo la Procura che ha chiesto la condanna del titolare dell'agenzia: serve un'autorizzazione del prefetto. Sì, invece, secondo Roberto Arezio, viareggino di 44 anni, titolare della Wis, che si è opposto al decreto penale di condanna (avrebbe chiuso la vicenda con 1.500 euro di ammenda) e ha deciso di affrontare il processo. L'udienza ci sarà a gennaio, davanti al giudice Mezzaluna.

Il caso è quello di Media World del centro commerciale Aurelia Antica. La divisione di polizia amministrativa della Questura di Grosseto si era incuriosita dopo aver ricevuto le segnalazioni di clienti relative alle richieste di scontrino all'uscita da parte di personale in uniforme. Così, tra il febbraio e il marzo 2012, gli agenti erano andati a verificare di persona: e alla richiesta di scontrino si era sottoposto, dopo aver effettuato degli acquisti, anche un ispettore di polizia libero dal servizio. Questi si era qualificato e aveva chiesto spiegazioni. L'incaricato della vigilanza aveva dato indicazioni sulla qualifica e sulle mansioni; il titolare del negozio Media World aveva confermato l'esistenza del contratto con l'agenzia Wis per la verifica tra gli scontrini e la merce comprata - ai fini della validità della garanzia; gli altri dipendenti trovati in servizio successivamente avevano confermato l'attività antitaccheggio. Uno di questi aveva mostrato la busta paga: assunto con la qualifica di operaio ma con le mansioni di detective privato.

La polizia amministrativa aveva ulteriormente approfondito e la casa madre del punto vendita aveva inviato il contratto stipulato con la Wis, nel quale erano specificate anche le attività di raccolta informazioni utili per prevenire furti e danneggiamenti del patrimonio aziendale, attività per le quali la Wis era in possesso delle relative autorizzazioni.

Ma secondo la polizia di stato quella dell'antitaccheggio è un'attività diversa, riconducibile alla vigilanza sul patrimonio aziendale, che potrebbe essere effettuata solamente da guardie particolari giurate minute decreto. E i tre dipendenti controllati erano stati assunti con la qualifica di operaio pur essendo incaricati di svolgere le mansioni di "investigazioni, guardiania e assistenti clienti". Non avrebbero avuto, insomma, l'autorizzazione del prefetto. E per la presunta violazione delle norme del Testo unico di pubblica sicurezza adesso ci sarà il processo.

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