Il Tirreno

Grosseto

Cna per la variante «Da anni chiediamo negozi nei capannoni»

 Cna per la variante «Da anni chiediamo negozi nei capannoni»

L’associazione fa il tifo per le modifiche al piano strutturale «Già oggi le aree artigianali hanno funzione commerciale»

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GROSSETO. Dopo l’Ance, intervenuta ieri, anche Cna Grosseto lancia un appello al consiglio comunale perché ridiscuta la variante al piano strutturale, presentata dalla giunta lunedì e non passata per mancanza di numero legale e astensione in massa dell’opposizione. E mette in guardia: «Le nostre imprese non possono patire le conseguenze di contenziosi aperti in altri comparti o di ipotetici “regolamenti di conti”».

Il cuore della variante è l’opportunità di convertire i capannoni in negozi cambiandone destinazione d’uso. Una rivoluzione che, tra le altre cose, risolverebbe il nodo dell’Aurelia Antica, centro commerciale che, a 5 anni dall’apertura, sorge in un’area artigianale.

«Sono anni che poniamo al Comune il problema di una diversa destinazione d’uso di immobili concepiti e realizzati in aree Pip in tempi più favorevoli di quelli attuali», dice il direttore di Cna Renzo Alessandri.

«I proprietari di quegli immobili oggi – prosegue – sono chiamati a fare i conti con la crisi e con processi di ristrutturazione che rendono i locali sottoutilizzati, ridondanti e gravati da costi di mantenimento insostenibili. Un utilizzo anche a fini commerciali consentirebbe di alleviare, almeno in parte, le criticità».

Da via Orcagna a via Genova a via Lazzaretti si sarebbero levate diverse lamentele. Eppure, dice Alessandri, «in molti ambiti le aree con funzione artigianale hanno perso la vocazione primaria per assumere quella commerciale se non addirittura quella residenziale».

La richiesta di Cna sarebbe insomma «mossa da una esigenza reale a cui sarebbe sbagliato non dare una risposta».

Così quando la variante non è passata, in Cna la delusione e la preoccupazione sono state tante. Anche perché è proprio dalle istante della Cna, fra le altre, che l’assessore all’Urbanistica Giancarlo Tei e i tecnici comunali hanno elaborato la variante, nel tentativo di «aggiornare – dice Alessandri – uno strumento urbanistico tagliato su un periodo storico diverso e sicuramente migliore di quello attuale, nonché la volontà di rimuoverne gli elementi di rigidità».

A settembre Cna ha anche inviato al Comune una serie di proposte: rivedere gli oneri di urbanizzazione e gli indici di perequazione, con particolare riferimento agli interventi connessi alla rigenerazione urbana e all’efficientamento energetico; recuperare e riutilizzare, magari a fini agrituristici, il patrimonio rurale esistente spesso gravato dagli atti d’obbligo e promuovere il problema a livello regionale; rivedere la dimensione minima attuale di Sul di 60 mq per unità ad uso abitativo e rimuovere nella zona a est della ferrovia il vincolo che vieta di trasformare in abitazione le unità immobiliari a piano terra portatrici di destinazione diversa.

Cna chiede anche di individuare aree per il rimessaggio e la custodia delle attrezzature di cantiere e dei mezzi di trasporto e sollecita una riflessione sul problema delle aree di sosta camper proponendo di aggiungere la funzione di parcheggio con fornitura dei servizi tradizionali e di mobilità.

«Se l’amministrazione riuscirà a rendere operativa la variante entro la fine del suo mandato – conclude Alessandri – questo sarà particolarmente apprezzato. In caso contrario, sarà un’ulteriore promessa mancata e la delusione prenderà il posto di aspettative che, mai come in questa occasione, sembravano poter essere realizzate».

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