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I commercianti dicono «no» a spostare i negozi in periferia
GROSSETO. C’è chi la chiama la “variante Tei” e chi l’ha subito ribattezzata la “variante salva Aurelia Antica”. La proposta di correggere il piano strutturale permettendo di aprire negozi nei...
GROSSETO. C’è chi la chiama la “variante Tei” e chi l’ha subito ribattezzata la “variante salva Aurelia Antica”. La proposta di correggere il piano strutturale permettendo di aprire negozi nei capannoni correggerebbe infatti l’anomalia grossetana di avere un centro commerciale, quello all’ex fornace Chigiotti, che ha le carte in regola dal punto di vista dei permessi commerciali ma sorge in un’area classificata come artigianale.
Ed è proprio lo scetticismo verso questa operazione che ha spinto la minoranza in consiglio ad astenersi e a far cadere tutto il testo.
Uno scetticismo più che condiviso dalle associazioni del commercio, che si sono viste piombare sulla testa una proposta che sconvolgerebbe gli equilibri del settore in città.
«L’idea generale, per come è stata presentata, non ci piace – spiega Gloria Faragli, direttrice di Confesercenti – Le aree Pip nascono con un’altra funzione. Possono essere una risposta a un certo tipo di attività commerciale, come la vendita di prodotti per l’edilizia, che ovviamente non si può fare in centro. Ma se cambia la destinazione d’uso, cambia la rendita immobiliare».
Oltre a ciò spostare in periferia i negozi «significa – prosegue Faragli – desertificare il centro e pone poi il problema di trovare le necessarie risorse per animarlo». C’è un terzo aspetto poi che non convince Confesercenti: «La legge toscana di governo del territorio prevede studi di previsione sulla ripercussione delle modifiche nelle decisioni che riguardano il commercio: non siamo a conoscenza che tali studi siano stati fatti prima di presentare questa variante». Per questi motivi Confesercenti ha chiesto al Comune gli atti della variante per approfondire il tema.
«Ascom Confcommercio è veramente stupita e colpita dal fatto che, tutte le volte, siamo costretti ad assistere a problematiche che vengono fuori a posteriori», spiega la direttrice dell’associazione Gabriella Orlando. «È successo per Canapone dopo pochi giorni, ed è successo per l’Aurelia Antica dopo 5 anni, che l’amministrazione si trovi a legiferare su un provvedimento veramente tardivo. Siamo preoccupati: quante ce ne saranno ancora di cose da sistemare? Ci pare che ci sia un problema di metodo rispetto a chi le cose le deve normare e sorvegliare. Mettere la toppa a posteriori non ci sembra il metodo giusto».
D’altro avviso, invece, i costruttori. «Non è la nostra materia – dice Mauro Carri dell’Ance – ma certo ogni rimodulazione sul piano immobiliare è ben accetta». (f.f.)
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