La minoranza di Arcidosso «L’Unione cambi, o fusione sia»
ARCIDOSSO. Anche la minoranza della lista “Insieme per Arcidosso” prende posizione nel dibattito, aperto in questi giorni sull’opportunità di continuare con l’Unione dei Comuni o tagliare la testa al...
ARCIDOSSO. Anche la minoranza della lista “Insieme per Arcidosso” prende posizione nel dibattito, aperto in questi giorni sull’opportunità di continuare con l’Unione dei Comuni o tagliare la testa al toro e avviarsi a una vera e propria fusione.
La prima ipotesi lascerebbe intatti i Comuni che fanno parte dell’Unione: ognuno avrebbe il proprio sindaco, il proprio consiglio comunale e il proprio palazzo comunale. Nel secondo caso tutto questo si perderebbe col rischio di lasciare i territori senza alcun presidio istituzionale e di allontanarli sempre più dai punti di riferimento consueti. I cittadini, poi, non sono tutti d’accordo per la fusione a difesa della propria identità e autonomia. La scelta diventa dunque difficile.
La minoranza di Arcidosso ha una posizione diversa da quella degli altri che finora si sono espressi: «Bisogna che i servizi funzionino e dunque occorre andare a verificare se l’Unione è in grado di darli».
«Tra le prime uscite ufficiali sulla questione – dicono quelli di Insieme per Arcidosso – quella del sindaco di Santa Fiora, seguita subito da quella del Sindaco di Castel del Piano.Due dichiarazioni che non vanno certamente a favore dell’attuale Unione. Non ci risulta al momento nessuna dichiarazione di Jacopo Marini, sindaco di Arcidosso nonché attuale presidente dell’Unione».
In verità Marini, anche in occasione dell’ultimo consiglio comunale ha detto che «l’accentramento rischia di demolire i presìdi del comprensorio. Si spinge alla fusione ma così si scardinano i pilastri che reggono i Comuni». Dunque esplicita affermazione pro Unione. Diversa la posizione della minoranza: «La nostra lista aveva nel programma elettorale l’obiettivo di una Unione dei Comuni amiatini del versante grossetano, unione propedeutica a una successiva fusione per un miglior funzionamento dei servizi associati e soprattutto una minore spesa pubblica – dicono – e all’interno del Consiglio dell’Unione abbiamo delegato il consigliere Corrado Lazzeroni che ci riferisce un cattivo funzionamento della struttura, una maggiore spesa e soprattutto uno stallo costante, salvo rare eccezioni. Abbiamo fatto presente anche la scarsa presenza in consiglio di alcuni consiglieri e in particolare quella del sindaco di Santa Fiora. La probabile uscita dall’Unione del Comune di Cinigiano è la prova lampante della mancata armonia all’interno della Giunta dei Sindaci. Certo la situazione non è rosea, anzi si è ulteriormente complicata con le dichiarazione di alcuni sindaci».
La minoranza arcidossina invita dunque a «verificare se ci siano ancora le condizioni per proseguire con l’Unione, in un modo certamente diverso da come sta avvenendo in questo momento. Se questo obiettivo non sarà raggiungibile sia per la mancanza delle condizioni, sia per mancanza di volontà politica bisognerà necessariamente andare nella direzione di una fusione. Una fusione non arrangiata, non mirata necessariamente a un incremento di risorse da contributi statali, una fusione con obiettivi veri, con servizi, strutture e personale idoneo a far girare la macchina amministrativa. Una fusione tra territori omogenei e soprattutto condivisa dai cittadini. Fusioni decise a tavolino dalla politica locale a noi non stanno bene ma siamo disponibili ad un vero dialogo». (f.b.)
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