Il Tirreno

Grosseto

Scuola di robotica, rebus sul futuro

di Gabriele Baldanzi
Scuola di robotica, rebus sul futuro

L’Asl al momento non può comprare il nuovo macchinario e Grosseto rischia di farsi scippare l’eccellenza da altri centri

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GROSSETO. Gli addetti ai lavori (e di rincorsa la politica) sono in fibrillazione per il futuro della Scuola internazionale di robotica. Sopravviverà all’assalto di Firenze, di Pisa, di Arezzo? In un’ottica di area vasta, dove Grosseto conterà quanto il due di picche, avremo la forza di difendere la Scuola e le sue strumentazioni (sempre bisognose di investimenti e aggiornamenti) da quanti hanno scoperto questa branca avveniristica della scienza medica?

Il gioiello attrae. Grosseto è una piccola eccellenza mondiale. La Scuola internazionale di robotica che ha sede nei fondi dell’ala nord dell’ospedale cittadino, possiede un qualcosa di unico e irripetibile di cui paradossalmente è più facile sentir parlare e scrivere all’estero che in Italia.

Ma perché proprio adesso si riaffacciano i dubbi? Lunedì parte il corso avanzato di robotica colorettale ed epato-biliare: 31 i medici iscritti provenienti da cinque Stati, ma c’è un problema. Da tempo in Maremma si domanda l’arrivo del nuovo robot, il Da Vinci Xi, in aggiornamento al “vecchio” Si. Purtroppo, però, fino a oggi non è stato possibile acquistarlo perché tutte le Asl da giugno hanno i budget di investimento bloccati, compresa l’Asl 9. Questa la spiegazione ufficiosa.

Per il corso che si apre lunedì il robot up-grade Xi arriverà solo all’ultimo minuto, in prestito – diciamo così – grazie alla società Ab Medica, mentre a Pisa è già in azione da tempo e a Firenze è arrivato 10 giorni fa. Il timore è che l’acquisto su Grosseto slitti ancora, o peggio sia dirottato su Arezzo, dove l’Asl, nello sforzo di potenziamento della chirurgia robotica, è affiancata da Calcit (associazione unica nel panorama regionale, capace ogni anno di mettere a disposizione della sanità aretina milioni di euro di strumentistica).

Il Da Vinci Xi è un nuovo sistema robotico, una piattaforma evoluta introdotta nel 2014, recentemente acquisita a Pisa dal Centro multidisciplinare di chirurgia robotica dell’Aoup e a Firenze da Careggi. Il Misericordia di Grosseto – come Scuola internazionale di robotica – è rimasto al palo. Il nuovo robot è stato sviluppato con l’intento di superare alcune limitazioni dei precedenti sistemi robotici e, in particolare, con l’obiettivo di migliorare la capacità di eseguire interventi mini invasivi robotici con approccio multi-quadrante. Si tratta di caratteristiche che lo rendono adatto per interventi in ambito urologico, ginecologico e di chirurgia generale complessa, massimizzando gli accessi anatomici e garantendo la visione 3D-HD.

In effetti, nei primi mesi di utilizzo, il nuovo robot ha mostrato vari vantaggi in termini di maneggevolezza, precisione e facilità di applicazione rispetto alla versione precedente, risultando più flessibile nell’ampliare il campo operatorio, quando necessario, o nell’eseguire interventi chirurgici su più organi intra addominali, senza necessità di grandi cambiamenti di posizione e senza eccessivi ingombri intorno al tavolo operatorio. Non solo. I chirurghi robotici che l’hanno usato raccontano che la fase di induzione dell’intervento risulta più rapida e semplificata e la telecamera tridimensionale più potente e al tempo stesso più maneggevole rispetto a prima: migliore qualità di visione e maggiore flessibilità di utilizzo, al punto da annullare la necessità di eseguire manovre ibride laparoscopiche/robotiche.

Da Grosseto – e qui entra in gioco la politica – si teme soprattutto la “manona” di Arezzo, sebbene le due robotiche non siano mai state in competizione tra loro. Il nuovo manager della “Aslona” meridionale, Enrico Desideri, ha rassicurato tutti solo una settimana fa, ma evidentemente non è bastato e non basta. «Grosseto non è periferia dell’impero, lo abbiamo dimostrato col 118 e la stessa chirurgia robotica, e stiamo continuando sulla strada della professionalità e dell’impegno, per rispondere a un territorio molto vasto». Parole, parole, parole.

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