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Il Comune diffida Poste

Il Comune diffida Poste

L’ufficio di Ravi non deve chiudere, la battaglia continua

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GAVORRANO. Nei giorni scorsi nella zona dell’incrocio centrale di Ravi, da cui si sviluppa tutta la frazione, è apparso un volantino con la carta intestata del Comune di Gavorrano.

Un volantino in cui si legge che l’amministrazione ha ufficialmente diffidato gli uffici direttivi di Poste Italiane a rispettare la recente sentenza del Tar perché non chiuda il piccolo ufficio minerario.

Un atto importante, perché stando a quanto si legge sul volantino «Poste Italiane ha manifestato l’intenzione di recedere dal contratto di locazione e rilasciare i locali ove è ubicato l’ufficio postale di Ravi». Una decisione, quella da parte della società, che andrebbe controtendenza rispetto a quanto sancito dal tribunale amministrativo, che nelle score settimane ha imposto di lasciar aperti tutti quegli uffici rientranti nel piano di riorganizzazione di Poste.

Tra questi, appunto, anche quello di Ravi. «Questa amministrazione – continua il volantini – ha già provveduto ad inoltrare formale diffida ai competenti uffici direzionali affinché venga rispettata l’ordinanza emessa il 7 ottobre e con la quale il giudice ha stabilito che l’ufficio postale di Ravi non potrà essere chiuso almeno fino al definitivo pronunciamento giudiziale previsto nel mese di aprile 2016».

Volantino che poi è scomparso dai muri dell’incrocio, proprio vicino all’ufficio postale. Ma il messaggio è chiaro. L’amministrazione comunale guidata da Elisabetta Iacomelli del resto si è battuta da subito contro la chiusura della sede ravigiana di Poste, per cui invece la società aveva previsto la chiusura totale, costringendo i residenti della frazione ad arrivare a Gavorrano paese per i loro servizi (riscossione della pensione compresa). La sentenza del Tar ha dato però ragione ai Comuni e ora quello minerario vuole avere l’assoluta certezza che la decisione del tribunale sia rispettata fino in fondo, almeno fino a quando non arriverà il verdetto finale del giudice, prevista appunto per la prossima primavera.

Alfredo Faetti

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