Il Tirreno

Grosseto

Emily Young apre il monastero studio e sogna un festival

di Francesca Ferri
Emily Young apre il monastero studio e sogna un festival

La scultrice inglese vive a Batignano e per la prima volta guida i visitatori alla scoperta del suo laboratorio

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GROSSETO. Il profilo bianco di un volto umano affiora dall’erba come per cercare ossigeno, rivolto verso l’Amiata, il sacro Monte. Dietro, le antiche pietre del monastero di Santa Croce, oggi sconsacrato ma con intatto tutto il suo fascino mistico. Intorno, ulivi a perdita d’occhio.

In questo luogo immerso nel silenzio delle colline di Batignano, dove convergono natura, storia e spiritualità, da alcuni anni vive e lavora la scultrice inglese Emily Young, definita dal Times «la più grande scultrice in pietra vivente».

Che ieri ha aperto per la prima volta le porte della casa e dello studio – finora frequentati solo da amici e collaboratori – e li ha guidati alla scoperta del luogo e della sua arte, conducendoli fin nel posto più intimo per un artista: il suo laboratorio.

La visita è stata l’ultima propaggine della Città Visibile, la mostra che ogni anno Fondazione Grosseto Cultura e Cedav organizzano a Grosseto e che quest’anno ha ospitato anche Young con la mostra “A light touch, a long view”.

L’arrivo dei visitatori nel convento-studio di Batignano è stato, però, anche la prova generale di un progetto che la scultrice culla da tempo: quello di aprire l’ex convento a eventi artistici, allestire un parco di sculture e organizzare un festival. Proprio come in passato faceva il precedente proprietario, lo scenografo Adam Pollock, amico della scultrice, ideatore proprio qui di “Musica nel Chiostro”, dove, tra gli altri, Italo Calvino si cimentò con il teatro (ricordato ieri da Stefano Adami, scrittore ed esperto di Calvino).

«Per me è fantastico stare qui», spiega Young. «Questo posto è al centro della storia della cultura. Nel mare che vediamo qui davanti potrebbe aver navigato Ulisse. Su questa terra sono arrivati i Greci. E poi la natura, gli uccelli, il silenzio. Qui mi sento più connessa con la storia della cultura umana».

Una percezione, più che un’ispirazione, che la scultrice trasferisce nelle sue opere. Il laboratorio è proprio dietro casa, all’aria aperta, dove Young lavora estate e inverno, con qualsiasi temperatura. «C’è una dozzina di opere a cui sto lavorando, alcune da anni, altre le termino anche in due mesi. Dipende, non tutti i giorni sono uguali», dice sorridendo. E si raccomanda: «Qui niente foto, per favore: sono opere in corso, sono ancora “brutte”; non voglio che vadano in giro così».

Quella più grande – che ai visitatori più profani sembra già bellissima – è una testa in alabastro, una smorfia di dolore e rabbia per le violenze inflitte alla natura e l’immobilismo dei governi che nulla fanno per rimediare ai guasti dell’inquinamento, e che condividono con molti artisti contemporanei, spiega Young, «che non pensano al tema della natura e del pianeta, ma solo ai soldi, riempiendo le gallerie di cose trasgressive di cui i clienti sono affamati». Non è un caso, secondo Emily Young, che i suoi colleghi vivano «nei centri finanziari» e lei qui.

Qui nell’ex convento di Santa Croce, l’arte è su tutt’altra latitudine. Ed Emily Young è impaziente di poterla condividere. «Spero di poter aver avere i permessi pronti per il prossimo anno – spiega Young – per aprire le porte di questo posto». E un primo assaggio di cosa questo posto è capace di regalare lo hanno avuto ieri anche i visitatori quando, al termine del giro, nel chiostro del convento la violinista russa Svetlana Fomina, in omaggio alla scultrice, ha incantato tutti sulle note di Bach.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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