Il Tirreno

Grosseto

Spaventarli o ucciderli: due strategie contro gli storni

Francesca Ferri
Uno degli otto dissuasori sonori installati dal Comune per allontanare gli storni. Questo è quello installato vicino alla scuola media di via Garigliano (foto Agenzia Bf)
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Uno degli otto dissuasori sonori installati dal Comune per allontanare gli storni. Questo è quello installato vicino alla scuola media di via Garigliano (foto Agenzia Bf)

Come evitare che gli uccelli arrivino in città? L'assessore invita a comprare dissuasori, il sindaco punta agli abbattimenti

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GROSSETO. Ucciderli o allontanarli. Ci sono due correnti di pensiero, all’interno dell’amministrazione cittadina, su come – al di là della rimozione del guano – si possa affrontare l’invasione di storni che ricoprendo di pupù ogni superficie che capiti loro a tiro. Insomma: come evitare che questi uccelli non arrivino in città?

La “strategia Monaci” è un rafforzamento di quello che il Comune sta già facendo, cioè l’uso di dissuasori sonori (articolo in alto). Al momento il Comune ne ha installati otto vicino alle scuole colpite. Cosa succederebbe se invece di otto fossero il doppio? O il triplo? O il quadruplo? Se invece di trovare comodi rami di albero nella tiepida città, questi uccelli avvertissero in ogni quartiere l’urlo pauroso (registrato) di un loro simile e si convincessero a starsene alla larga?

«Il Comune sta investendo risorse ed energie per il problema degli storni da sei anni, ma non può arrivare dovunque», spiega l’assessore agli Affari animali Giuseppe Monaci. «I dissuasori che abbiamo installato nella zona delle regioni costano circa 800 euro l’uno, sono professionali, ma ne esistono anche di più piccoli e meno costosi, da circa 60 euro in su. Se i condomìni si mettessero d’accordo e, con pochi euro a condòmino, acquistassero dei dissuasori, si potrebbe avere una copertura più capillare in modo da tenere alla larga dalla città questi uccelli».

Monaci ne è convinto: uccidere gli storni non è la soluzione. «Altri stati europei hanno provato a fare uccisioni di massa – dice l’assessore – ma gli effetti non si vedono, perché i capi abbattuti vengono reintegrati da nuove nascite. L’unica cosa è disturbarli per farli stare in un altro posto dove fanno meno danni». Petardi e sagome di rapaci, a quanto pare, non bastano. «Non sono animali stupidi – dice Monaci – vanno dove stanno meglio. Di giorno in campagna, dove trovano da mangiare; la sera in città, perché la temperatura è un paio di gradi più alta che in campagna, c’è meno vento e diminuisce il fastidio, per loro, di eventuali spari che può capitare di sentire negli spazi aperti. Se ci fosse un uso capillare, anche nelle aree private, di questi dissuasori, si guarderebbero bene dal venire in città». Su Internet si trovano congegni di ogni tipo e prezzo. «L’amministrazione, che sta operando in collaborazione con il Consorzio Bonifica, ha scelto di usare un tipo più avanzato, dunque più costoso, che comunque è sempre più conveniente che impiegare un falco e un falconiere – dice ancora Monaci – A questo aggiungiamo le potature degli alberi, anch’esse efficaci nell’azione di contrasto».

La “strategia Bonifazi”, invece, è quella che, oltre agli interventi non cruenti, accarezza anche l’idea di abbattere gli storni, ovviamente non in città. Sennonché ad oggi nel Grossetano sparare a questi uccelli non si può. La legge nazionale lo vieta e solo nei territori dove l’amministrazione regionale consente di derogare a questa legge si può sparare agli storni. La Regione Toscana, in realtà, prevede una deroga. L’ultima, in ordine di tempo, è in vigore da questa estate quando la giunta di Enrico Rossi ha previsto che le Province possano permettere gli abbattimenti nel caso in cui gli storni, e i piccioni, rovinino oliveti o vigneti. Tuttavia, la Provincia può dare il via libera solo se qualche agricoltore ha denunciato danni alle proprie colture. E nel Grosseto, a quanto pare, nessuno l’ha fatto. «Per questo – spiega il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi – faccio appello agli agricoltori che subiscono i danni perché si rivolgano agli uffici provinciali. Questo ci consentirebbe di chiedere deroghe per la caccia selettiva a questi uccelli, come avviene per altre specie».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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