Il Tirreno

Grosseto

Quota volontaria a scuola Polemica al Liceo Rosmini

di Francesca Ferri
Quota volontaria a scuola Polemica al Liceo Rosmini

Un ragazzo non paga, Rete degli studenti denuncia: «Corsi negati, è gravissimo» La preside replica: «Libero di frequentare, il contributo dà solo diritto a sconti»

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GROSSETO. Si chiama “contributo volontario” ed è la quota che ogni scuola chiede alle famiglie per organizzare attività formative non obbligatorie. Spesso balzato alle cronache per essere utilizzato nei modi più disparati (dall’acquisto di carta igienica in giù, visti i magri bilanci delle scuole), per la prima volta crea subbuglio intorno a uno dei licei storici della città.

Con un comunicato stampa il sindacato studentesco Rete degli studenti medi punta il dito sul Rosmini. La famiglia di uno studente, intenzionata a non pagare i 40 euro di quota volontaria, ha chiesto delucidazioni alla scuola e si sarebbe vista recapitare una risposta per nulla rassicurante.

«Il mancato pagamento della cosiddetta quota volontaria – sarebbe scritto nella lettera – comporterà che lo studente non potrà accedere alle attività dell’offerta formativa che prevedono l’utilizzo delle somme versate dai genitori». Secondo questo passaggio, citato fra virgolette nella nota degli Studenti medi, il ragazzo insomma sarebbe rimasto tagliato fuori da alcuni corsi.

«Un anno senza visite guidate d’istruzione, soggiorni studio e l’impossibilità di partecipare a corsi e attività extracurricolari: queste le prospettive all’orizzonte per gli studenti che legittimamente non hanno effettuato il pagamento ormai volontario», denuncia la Rete degli studenti.

«È gravissimo – commenta la coordinatrice della Rete, Francesca Lanza – La stessa scuola che dovrebbe eliminare gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza della persona, ha esercitato una significativa discriminazione fra studenti di serie A e studenti di serie B, muovendosi nel campo dell’illegalità».

Per legge, infatti, la scuola pubblica non può chiedere contributi obbligatori per organizzare attività curriculari e obbligatorie. Il sindacato studentesco si sta mobilitando per organizzare un volantinaggio nelle scuole.

La versione della preside, però, è diversa. «Smentisco nel modo più assoluto il passaggio citato dalla Rete degli studenti medi – replica Gloria Lamioni – Il contributo è volontario: chi vuole lo paga, chi non vuole non lo paga. E la partecipazione ai corsi citati non è né obbligatoria né propedeutica».

La preside spiega di essere a conoscenza della lettera inviata dalla famiglia alla scuola. «Ci è arrivata circa dieci giorni fa e ci chiedeva se eravamo al corrente delle regole sui contributi volontari. Devo dire che in 13 anni al Rosmini, dove abbiamo 1.600 studenti, è la prima volta che qualcuno protesta. Ad ogni modo abbiamo risposto chiarendo che non c’è alcun obbligo. Il contributo volontario serve solo ad avere uno sconto fortissimo sul costo dei corsi pomeridiani e serali, organizzati dalla nostra Agenzia formativa, che sono comunque facoltativi». Lingue straniere, informatica, fotografia: il Rosmini ne organizza diversi, aperti anche agli adulti.

«Il ragazzo – prosegue Lamioni – voleva frequentare il corso per prendere la patente informatica che costa 145 euro. In questo caso chi versa il contributo di 40 euro pagherà il corso un terzo del prezzo. Chi non si paga il contributo, non è escluso dal corso, ma pagherà 145 euro».

E le gite negate? I soggiorni studio? «Dire che non si possono frequentare se non si paga il contributo è falso – dice la preside – L’unico contributo che viene dato è per le gite di quinta, che sono un po’ più grosse. Mi preme dire che al Rosmini siamo da sempre convinti sostenitori che la scuola pubblica non si paga. Se la Rete degli studenti medi ha dubbi da chiarire, io sono sempre qui a disposizione».

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