Italia
Questi 49 anni vissuti sempre con il fiato sospeso
Il 4 novembre è una data indimenticabile per i grossetani. Bonifazi: «Mai abbassata l’attenzione sul fiume»
GROSSETO. Quando, come oggi, il 4 novembre cade in una giornata piovosa, bagnata, la ricorrenza diventa qualcosa di diverso, di più forte. Per chi allora era già nato e viveva a Grosseto, per chi nel 1966 era già in grado di capire e ricordare, sentir rammentare l’alluvione suona sempre come un pugno nello stomaco. Ma ciò che accadde è scolpito non solo nella memoria di chi l'ha vissuto, come sottolinea il sindama anche nelle nuove generazioni, che hanno sentito i racconti o che ne hanno potuto constatare le tragiche conseguenze attraverso immagini, pubblicazioni, cronache dell'epoca.
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Sono trascorsi quarantanove anni da quando la città di Grosseto (e gran parte della Maremma), dopo incessanti piogge, si ritrovò sommersa dall’acqua. L’Ombrone straripò al mattino, rompendo gli argini nella zona del Berrettino, tra via de’ Barberi e l’Aurelia, a sud dell’abitato. Il fiume, fino al giorno prima rintanato nel suo letto, coperto dalla vegetazione che ne incornicia il corso, uscì e venne a trovare Grosseto. E non fu una visita di cortesia.
Era già successo altre volte. L’ultima giusto una ventina di anni prima, il 2 novembre 1944. Allora l’alluvione aveva colpito una città già provata e distrutta dai bombardamenti, dei quali in qualche modo completò l’opera. Ieri – del legame tra Grosseto e l'Ombrone - ne abbiamo parlato con il primo cittadino Emilio Bonifazi. «Tra essere un patrimonio ambientale e paesaggistico, occasione per il turismo locale, e diventare motivo di preoccupazione per l'incolumità dei cittadini, il passo è breve. Da anni ormai il Comune di Grosseto non manca di impegnarsi a tenere alta l'attenzione, sottolineando la necessità di provvedimenti incisivi per la messa in sicurezza e la necessità imprescindibile di destinare risorse regionali e nazionali per interventi di prevenzione rispetto al rischio di nuove esondazioni».
Poi Bonifazi ricorda che «diverse richieste di intervento sono partite negli ultimi 10 anni alla volta di Firenze e Roma, mettendo sempre in evidenza quanto fosse importante effettuare opere per contenere la portata del fiume in piena, a garanzia di una gestione più efficace degli episodi di maltempo». Il sindaco ha chiesto e ottenuto che a occuparsi dell'Ombrone fosse un soggetto unico (poi diventato il Consorzio di bonifica), «in grado di governare gli iter burocratici per il reperimento di risorse e la messa a punto di un unico piano di idraulica fluviale».
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Ma esiste davvero oggi la possibilità che il paesaggio, il colpo d’occhio offerto dalla Maremma, da Castiglione della Pescaia a Orbetello, ci riproponga di nuovo la cartolina dei secoli bui: un unico grande lago che si estende fino all’orizzonte? Una domanda simile se la fa uno dei candidati civici alle prossime elezioni amministrative, espressione del cosiddetto Raggruppamento Politico Autonomo di Grosseto, Francesco Donati. «Voglio lanciare un grido di allarme provocatorio, ma la preoccupazione esiste. Questo strano andamento climatico che alterna piogge torrenziali a squarci di sole o venti forti a bonacce, è oramai un dato di fatto da prendere in seria considerazione e ci impone una riflessione profonda sulla pericolosità reale e del fiume Ombrone, perché i fenomeni estremi sono sempre più frequenti nel nostro clima». Donati ricorda l’esperienza dell'ultima alluvione, il dramma di molte famiglie che persero case, ambienti di lavoro e altro. «Chi ha qualche anno in più come me si ricorda bene quei giorni, le sfuriate del ministro Fanfani e dei rappresentanti delle istituzioni (alcuni dei quali con ruoli specificatamente tecnici) per le difficoltà incontrate dalle forze armate nel raggiungere la città e portare aiuti a causa della mancanza di infrastrutture. Le cose non sono cambiate…». Donati ritiene che il pericolo sia sempre dietro l’angolo, «ma pochi ne parlano». Ma davvero, aggiunge, «in questi anni la politica non poteva fare niente di meglio?Coloro che devono amministrare la Regione e il territorio come affrontano il problema? In modo superficiale e banale, legandolo sempre e comunque a lacciuoli burocratici o economici, non capendo che i problemi di questo tipo legati al territorio sono ormai la priorità».
Italia Nostra fa eccezione. Attraverso il presidente Michele Scola ha sollevato anche di recente la gravità della questione. «Da molti anni - sono sue parole - ci battiamo contro la politica idraulica della Regione e dei consorzi di bonifica. La loro ossessione di ripulire i fiumi, scavando gli alvei e distruggendo la delicata vegetazione riparia, ha fatto saltare i sistemi fluviali, danneggiando la loro importante funzione di filtro dei materiali solidi, e la naturale capacità depurativa, proprio legata alla fisiologia delle piante riparie».
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