Il Tirreno

Grosseto

l’accertamento sulle responsabilità mediche

Morte di Valentina Col nuova udienza a dicembre

di Pierluigi Sposato
Morte di Valentina Col nuova udienza a dicembre

GROSSETO. Non è ancora terminato l’incidente probatorio disposto per accertare le eventuali responsabilità della morte di Valentina Col, la ragazza romana di 17 anni ricoverata all'ospedale di...

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GROSSETO. Non è ancora terminato l’incidente probatorio disposto per accertare le eventuali responsabilità della morte di Valentina Col, la ragazza romana di 17 anni ricoverata all'ospedale di Orbetello nell'agosto 2013 e deceduta per un'embolia polmonare.

Servirà una nuova udienza, a dicembre, per completare gli accertamenti necessari alle parti chiamate davanti al giudice delle indagini preliminari Valeria Montesarchio. Dovrà essere sentita la radiologa che ha affiancato il dottor Marco Di Paolo nelle operazioni avvenute nei mesi scorsi; una richiesta manifestata dai nuovi legali dei genitori di Valentina, lo studio Fabio Anselmo di Roma che segue anche il caso Cucchi, e che hanno sollevato alcune eccezioni proprio a questo riguardo. Saranno presenti in quella circostanza anche i radiologi nominati dalle parti.

L’udienza di ieri è durata quasi due ore. Il dottor Di Paolo è rimasto sul banco per tutto questo tempo, rispondendo alle domande poste a turno dalle parti presenti. La sintesi, spiegano i difensori dei nove sanitari indagati per omicidio colposo (gli avvocati Luciano Giorgi, Carlo Valle e Bruno Leporatti), è stato comunque che l’esperto ha ribadito quanto indicato nella perizia e cioè che non sussiste il nesso causale tra il comportamento del personale - per quante carenze possano essere state commesse - e la morte di Valentina. Non ci sono elementi per poter affermare con sicurezza che ci sarebbe stata una possibilità di sopravvivenza più elevata in caso di comportamento diverso, riassumono i difensori. L’uso di un farmaco appropriato avrebbe comportato “solo” un 55% di possibilità di risultato positivo. Molte delle domande si sono concentrate sulla tempistica in cui si è manifestato il trombo e sull’incidenza da questo avuto. E il dibattito si è concentrato sulla fase finale delle cure a Valentina.

«È una vicenda estenuante - dice Massimiliano Col, padre di Valentina, presente con la moglie Francesca e la figlia Martina - Stiamo cercando di far emergere la verità. E lentamente sta emergendo. Anche oggi sono state evidenziate delle incapacità, molta attenzione è stata dedicata dal dottor Di Paolo alle fasi dell’emergenza. E secondo me e il nostro consulente è stato trascurato un elemento diagnostico riferito alla lettura delle immagini, sia radiologiche che da Tac: è per questo che dovrà essere sentito l’ausiliario del dottor Di Paolo».

Si avvicina la signora Francesca. «È stata confermata l’inefficienza dei servizi prestati in quei momenti - riattacca Massimiliano - Non si spiega come mai tutto quel tempo per intervenire, non si spiega come mai è stata data l’eparina e non il fibronolitico, è difficile capire perché una persona con una sospetta trombosi sia stata accompagnata da un baralliere. E aggiungo: anche da me, perché sennò si perdeva altro tempo. E lì quel giorno, in quel momento, mancava il radiologo».

Col si definisce «né ottimista né pessimista» sull’esito del procedimento che va avanti dopo che la famiglia si è opposta alla richiesta di archiviazione. Babbo e mamma hanno parlato con il pm Maria Navarro al termine dell’udienza: «Ci ha spiegato la cosidetta sentenza Franzese (quella che istituisce paletti precisi in casi di responsabilità medica, ndr) e cosa questa significa. Vedremo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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