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Distrazione di denaro e auto Inflitta una pena di due anni

Distrazione di denaro e auto Inflitta una pena di due anni

GROSSETO. Depositate dal collegio del Tribunale (Puliatti presidente, Muscogiuri, Stramenga) le motivazioni della condanna a due anni di un noto impresario abitante a Follonica, Silvio Casprini, 65...

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GROSSETO. Depositate dal collegio del Tribunale (Puliatti presidente, Muscogiuri, Stramenga) le motivazioni della condanna a due anni di un noto impresario abitante a Follonica, Silvio Casprini, 65 anni, imputato di bancarotta fraudolenta per gli atti conseguenti al fallimento della Ge.Mont Geotermica montaggi srl, dichiarata fallita dal Tribunale di Grosseto nell’ottobre 2010.

Di quella srl Casprini è stato amministratore unico («dominus assoluto della società», scrivono i giudici) dal 2003 al fallimento. E di quel fallimento era stato curatore il dottor Salvini, il quale al momento della redazione dell’inventario aveva trovato nella sede solo mobili e attrezzature dalla cui vendita vennero ricavati 300 euro; degli altri beni, cioè i veicoli, erano rimaste solo le targhe. Inesistenti e inesigibili, sempre secondo il curatore, i crediti manifestati. L’ultimo bilancio depositato era quello del 2006, anche se il ct del pm, il dottor Rossi, aveva chiarito che l’attività era andata avanti fino al 2007 ma che non era possibile ricostruire il movimento affari.

Così i giudici hanno ritenuto pienamente sussistenti tutte le contestazioni rivolte dal pm Maria Navarro, che alla fine del dibattimento aveva sollecitato 3 anni: i fatti di distrazione andavano dal prelievo ingiustificato per quasi 900mila euro alla distrazione di 145mila euro pari alla differenza tra l’importo pagato per l’affitto dalla Ge.Mont alla Casprini Immobiliare e le 39 mensilità da 600 euro di effettivo valore localtivo mensile; dalla distrazione di 17mila euro complessive per le vendite di due auto (pagamenti non registrati in contabilità) alla distrazione di un carrello elevatore da 12mila euro.

Il deficit, è emerso in aula, ammontava a 3,9 milioni di euro e lo stato di insolvenza era iniziato molti anni prima del fallimento («sistematicamente aveva evaso tutto quello che c’era da evadere», in termini di previdenza e fisco). I giudici ritengono quindi configurabile «l’ulteriore circostanza aggravante di aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità» in relazione al deficit considerevole a fronte delle poche centinaia di euro recuperate dalla vendita dei mobili. Ma il collegio ritiene che Casprini, poiché ha «pagato nel tempo i propri lavoratori dipendenti, sia meritevole del riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche», prevalenti sulle aggravanti. Casprini, difeso dall’avvocato Davide Lera (che aveva sollecitato assoluzione o quantomeno la derubricazione in bancarotta semplice), è stato anche dichiarato inabilitato all’esercizio di impresa commerciale e incapace ad esercitare uffici direttivi in impresa per dieci anni. (p.s.)

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