Il Tirreno

Grosseto

Di Gioia, le lacrime davanti al gip

di Francesca Gori
Gli avvocati Sabrina Pollini e Alessia Ceraolo escono dal carcere dopo l'interrogatorio del loro assistito  Giuseppe Di Gioia (Foto Agenzia Bf)
◗
Gli avvocati Sabrina Pollini e Alessia Ceraolo escono dal carcere dopo l'interrogatorio del loro assistito Giuseppe Di Gioia (Foto Agenzia Bf)

Il quarantasettenne accusato di aver ucciso sua madre non ha risposto alle domande del giudice, pronto il ricorso

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Acqua e sale, dolore e pentimento. Paura. Lacrime. Gli uomini non piangono spesso. Giuseppe Di Gioia, ieri (mercoledì 28 ottobre, nel carcere di Grosseto non ha trattenuto quelle gocce di disperazione che gli sono venute giù dagli occhi.

[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.12345812:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2015/10/28/news/di-gioia-resta-in-carcere-1.12345812]]

Ha pianto, davanti al giudice per le indagini preliminari Marco Bilisari, davanti al sostituto procuratore Laura D’Amelio, davanti ai suoi avvocati, Alessia Ceraolo e Sabrina Pollini. Ha pianto dopo aver cercato di dare alcune spiegazioni su quello che è successo nell’appartamento di via Sauro, sabato pomeriggio, quando alle 15.30 sua madre Donata Muccio, di 85 anni, è stata trovata morta. Lui era con lei quando il dramma è successo e secondo la Procura, ad uccidere l’anziana madre è stato proprio lui.

Giuseppe Di Gioia, ieri, non ha risposto alle domande del giudice. Ha deciso di tacere, così come aveva fatto durante l’interrogatorio con il sostituto procuratore. Ma ha voluto fare alcune dichiarazioni spontanee per spiegare alcune circostanze che la procura gli aveva contestato. Circostanze che riguardavano un particolare, l’orecchino indossato dall’anziana madre al momento della morte.

Un’ora, poco più, faccia a faccia con chi lo accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo parentale e con chi invece lo sta difendendo da questa accusa. Poi un altro paio d’ore, quelle che si è preso il gip Bilisari, per decidere: Di Gioia resta in carcere, almeno per il momento. Delle parole degli avvocati Ceraolo e Pollini ha accolto soltanto l’impossibilità di reiterazione del reato. Per questo i due legali hanno già pronto il ricorso da presentare al tribunale della Libertà di Firenze.

Per il giudice quindi, Di Gioia potrebbe tentare di scappare e potrebbe anche cercare di inquinare le prove. «Un pericolo quest’ultimo - dice l’avvocato Pollini - che non esiste. L’appartamento di via Sauro è sotto sequestro e l’auto del nostro cliente è stata perquisita ed è anche già stata effettuata l’autopsia sul corpo della donna. Inoltre, Di Gioia non ha assolutamente intenzione di scappare».

La ricostruzione fatta dal giudice per le indagini preliminari nella sua ordinanza di custodia cautelare è quella fotografata dalla Procura: Donata Muccio sarebbe morta dopo aver litigato con il figlio. Per l’accusa, tra i due ci potrebbe essere stato un contatto anche se i primi risultati dell’autopsia non hanno evidenziato ferite che avrebbero potuto provocare la morte dell’anziana.

Aveva il cuore ballerino, Donata. Un cuore che non teneva più bene il passo e che probabilmente l’ha uccisa dopo quella lite scoppiata con il figlio.

Quando l’ottantacinquenne è caduta per terra, morta, Giuseppe Di Gioia ha avuto paura: ha tentato di rianimarla, ma quando si è accorto che Donata non rispondeva più e non lo avrebbe nemmeno più fatto, ha messo a soqquadro la casa della donna, ha fatto sparire qualche oggetto, ha fatto in modo tale che anche i vicini credessero che sua madre era morta di crepacuore perché si era trovata in casa i ladri.

Per ore, sabato in via Sauro, l’unica spiegazione è stata questa. «È stata una reazione certamente anomala per un figlio che vede morire sua madre - dice ancora Sabrina Pollini - ma ha avuto paura e oggi è schiacciato da un senso di colpa che difficilmente passerà».

Di Gioia è rientrato nella sua cella, ieri all’ora di pranzo. Da solo, con i suoi pensieri.

Gli avvocati invece si sono messi subito al lavoro per presentare il ricorso al tribunale della libertà. Ora toccherà ai giudici fiorentini stabilire se ci siano o meno elementi per tenere il quarantasettenne in carcere che anche ieri ha preferito restare in silenzio. Con il suo dolore e con il suo senso di colpa e disperazione.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera