Il Tirreno

Grosseto

Apre il cantiere della città possibile Cercansi idee

di Francesca Ferri
Apre il cantiere della città possibile Cercansi idee

La ricognizione in centro del pool di architetti che anche oggi nella troniera ascolteranno i cittadini

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GROSSETO. L’occasione per dare un contributo allo sviluppo di Grosseto, per dire ciò che manca e ciò che servirebbe fare, è arrivata. Oggi tutti i grossetani che hanno a cuore la città troveranno nella troniera del Cassero un pool di venti giovani studenti e neolaureati in Architettura delle Università di Firenze e di Pescara pronti ad ascoltarli e a raccogliere le loro suggestioni per trasformarle in progetti con cui ridare vita ad alcuni importanti spazi cittadini – palazzi, monumenti – oggi vuoti.

È partito ieri al Cassero il laboratorio “Riabitare il patrimonio. Un progetto per Grosseto”, promosso dalla Scuola permanente dell’abitare di Edoardo Milesi con un contributo del Comune di Grosseto.

Protagonisti sono i grossetani che da ieri pomeriggio, e anche oggi dalle 9 alle 13 e dalle 14.30 alle 17, possono incontrare gli universitari nella troniera del Cassero (si accede facilmente dal parcheggio al Vallo degli Arcieri) e spiegare loro di cosa c’è bisogno in città. Tra l’altro è una buona occasione anche per visitare un luogo, la troniera del Cassero, di solito chiuso al pubblico.

Ai venti giovani, il compito di raccogliere queste suggestioni e “inserirle” negli spazi oggi vuoti. Spazi che loro per primi non conoscevano fino a ieri. Quasi nessuno era mai stato a Grosseto prima d’ora. «Ci hanno consigliato di non approfondire troppo la conoscenza della città prima di venirci – spiega Milena Ciamarra dell’università di Pescara – per non contaminarci troppo».

Il primo giro di ricognizione in centro l’hanno dunque fatto ieri mattina, dopo una riunione introduttiva al Cassero dove sono stati accolti dal vicesindaco Paolo Borghi, dagli assessori Giovanna Stellini (Cultura) e Luca Ceccarelli (Turismo) e dagli architetti del Comune Alessandro Bisdomini e Michele Bottai, che partecipano al progetto coi colleghi Alessandro Marri e Luca Perin.

È stato Bottai a mostrare loro il “materiale” su cui sono chiamati a lavorare: le Mura medicee con il loro immenso e suggestivo – per quanto inutilizzato e chiuso al pubblico – reticolo di troniere e camminamenti sotterranei; l’ex biblioteca Chelliana; il cantiere dell’ex ospedale. In alcuni di questi luoghi il Comune ha avviato un recupero strutturale. Stellini ha ricordato ad esempio la riuscita formula della gestione in appalto del Cassero che quest’estate ha permesso di aprirci un cinema all’aperto, un’arena per concerti e incontri e una pizzeria. Borghi ha citato il circuito esterno delle Mura, dove a breve sarà realizzato un vialetto per rendere il percorso sempre praticabile.

In altri c’è un progetto di massima, come al Maiano, dove il Comune vuole realizzare un hortus conclusus, una galleria per mostre temporanee e un’arena dibattiti con punto ristoro (proprio ieri il Comune ha consegnato il cantiere alla ditta che farà i sottoservizi, primo stralcio di un più ampio ma ancora non finanziato progetto di recupero).

Moltissimo, però, resta da fare e da tempo la città si interroga su come sfruttare gli spazi vuoti. Gran parte della stessa troniera del Maiano è un enigma: il Comune non sa cosa farci. «Se avete qualche idea, ben venga», sorride Bottai mentre conduce gli ospiti nel “ventre” della fortificazione. Chi scatta foto, chi registra la spiegazione dell’accompagnatore, chi non chiude un attimo il taccuino: i ragazzi sgranano gli occhi, si scambiano le prime impressioni. Il luogo, va da sé, è suggestivo e così, quando il gruppo arriva di fronte allo scheletro in cemento di quello che vent’anni fa doveva diventare l’ascensore, un moto di ribellione percorre i giovani esperti di architettura: «Come è stato possibile?», chiede qualcuno. Anche perché uno degli ostacoli che i giovani professionisti sono certi di trovare sulla strada sono le resistenze della Soprintendenza a inserire elementi contemporanei in spazi antichi. «Si richiedono sempre grandi idee – spiega Michele Manigrasso, docente a Pescara – ma se vuoi innestare nuove funzioni devi dare la possibilità di appoggiare strutture contemporanee. E le Soprintendenze sono sempre contrarie. I nostri ragazzi però non vi rinunceranno». «Se l’intervento del nuovo è riconoscibile non ci sono problemi» dice Giovanni Rasetti.

La prima impressione è comunque più che positiva. «Lì dentro è spettacolare», si lascia scappare qualcuno riemergendo in via Saffi. «Sono luoghi potenzialmente molto ricchi – dice Marco Fabbri dell’università di Firenze – Va capito quali attività ci sono e quali mancano». Per questo il compito passa oggi ai cittadini.

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