Il Tirreno

Grosseto

«Regolamento urbanistico È qui il futuro di Grosseto»

di Enrico Pizzi
«Regolamento urbanistico È qui il futuro di Grosseto»

Il sindaco Bonifazi rivendica la capacità di visione della sua amministrazione e la progettazione degli spazi: «Abbiamo puntato sul recupero dell’esistente»

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GROSSETO. Il futuro di Grosseto nei prossimi 15 anni? È tutto nel regolamento urbanistico. Il sindaco Emilio Bonifazi non vede come si possa volare più in alto di quanto faccia l’unico strumento con cui è possibile programmare il futuro della città.

Questa la sua risposta a chi lo accusa, più o meno velatamente, di non avere una visione della città e di aver privilegiato l’ordinaria amministrazione. A pochi mesi dalle elezioni, il regolamento urbanistico è l’eredità che la giunta Bonifazi lascia al sindaco e al consiglio comunale che verranno.

Continuità amministrativa. «D’altra parte – dice il primo cittadino – la Grosseto di oggi è figlia del piano Piccinato, degli anni Settanta, e del piano Samonà, degli anni Novanta, ed è cresciuta sulla base delle programmazioni delle amministrazioni precedenti, così come il nostro regolamento urbanistico nasce dalle linee del piano strutturale approvato da amministrazioni di diverso orientamento politico». Insomma, chi avesse voglia di “volare alto” dovrà comunque fare i conti con il regolamento urbanistico, con il consiglio comunale che lo approvato, con i diritti acquisiti di chi è stato “baciato” dalle previsioni del regolamento. «Diversamente – dice Bonifazi – sono solo chiacchiere».

Volare oltre. Il sindaco spiega che con questo regolamento urbanistico si è volato oltre il presente, si è data una visione della città e del suo futuro, basandosi su alcuni principi che sono il minore consumo di suolo, la tutela delle aree agricole, il recupero del patrimonio edilizio esistente, il dimezzamento, rispetto al piano strutturale, delle aree per la grande distribuzione. «Abbiamo puntato sul recupero dell’esistente perché Grosseto non ha bisogno di espandersi: abbiamo già circa 3.000 appartamenti invenduti e una gran quantità di patrimonio edilizio da riqualificare». Inoltre «abbiamo combattuto a rendita» dice Bonifazi, attraverso la codifica dello strumento della perequazione.

Scelte strategiche. Il regolamento urbanistico traccia alcune scelte strategiche nella direzione del recupero di grandi aree pubbliche e private. Il sindaco cita, come esempi, la riqualificazione dell’area della stazione, la regolamentazione e introdurre degli “orti sociali”, la valorizzazione di immobili pubblici e privati. Senza passare attraverso il regolamento urbanistico nulla sarebbe possibile.

Immobili pubblici. Un primo esempio di riqualificazione, per il quale, finalmente, si avvicina l’affidamento dell’appalto, riguarda Palazzo Mensini, ovvero la sede storica della Biblioteca Chelliana, che tornerà ad ospitare i libri. Anche per l’ex Garibaldi si è mantenuta la funzione sociale e presto un intervento di riqualificazione lo restituirà a un uso pubblico. C’è, poi, il progetto del ponte ciclabile sull’Ombrone, le previsioni edificatorie nell’area dell’ex Foro Boario, il rifacimento della piazza della stazione con il nuovo terminal degli autobus: Bonifazi ricorda anche la Casa dello Studente che proprio il regolamento urbanistico ha destinato al sociale, consentendo l’affidamento alla Caritas diocesana. Infine, non ultimo, l’edilizia scolastica: la realizzazione della scuola materna di via Mozambico e la riqualificazione della scuola di via Marche.

Aree private. Tra gli interventi che il regolamento urbanistico rende possibili, anche al riqualificazione di vecchie aree come la ex fonderia Ottanelli e la fornace di San Martino, ma anche l'ex cinema Marraccini, la cui proprietà ha chiesto e ottenuto di potervi realizzare uno spazio di intrattenimento per i giovani, valorizzando, tra l’altro, l’ampia terrazza che si affaccia sul camminamento delle Mura Medicee. Non ultima, poi, la previsione edificatoria nell’area del Consorzio Agrario, in via Etruria Residenze di qualità.

Gli effetti della crisi. Sulle previsioni urbanistiche di tipo residenziale pesa, naturalmente, la crisi del settore immobiliare. L’enorme mole di invenduto presente in città certamente non incoraggia a costruire ancora, sebbene si tratti di intervenire in aree già urbanizzate. «Anche l’imprenditoria edile – spiega il dirigente dell’urbanistica, Marco De Bianchi – sarà chiamata a mettersi in discussione: oggi, nonostante il tanto invenduto, c’è chi sta costruendo e vendendo ed è chi punta sulla qualità della costruzione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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