Il Tirreno

Grosseto

Nessuna violenza sul corpo di Donata

di Francesca Gori
Nessuna violenza sul corpo di Donata

L’anziana è morta dopo una lite con il figlio di 47 anni che ora è in carcere con l’accusa di omicidio volontario

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GROSSETO. Alle 9.30 Giuseppe Di Gioia si troverà di fronte al giudice per le indagini preliminari Marco Bilisari. A lui potrebbe raccontare quello che è successo sabato nel primo pomeriggio nell’appartamento dove è stata poi trovata morte la madre del quarantasettenne, Donata Muccio. A lui potrebbe spiegare quella lite, il malore che ha ucciso l’anziana, la simulazione del furto. La sua fuga, la sua paura dopo aver visto l’anziana madre morire sotto i suoi occhi. Perché i primi risultati dell’autopsia, un tassello al loro posto lo hanno messo: l’ottantacinquenne non è morta in conseguenza ad eventi traumatici. E le ferite che la donna aveva alla nuca e al torace sono compatibili con la caduta sul pavimento della cucina, in conseguenza del malore e con le manovre di rianimazione dei sanitari che le hanno praticato il massaggio cardiaco.

Giuseppe non ha messo le mani addosso alla madre. Lo rimarca anche il suo avvocato, Sabrina Pollini, che lo difende insieme alla collega Alessia Ceraolo. «L'accusa di omicidio è infondata. Giuseppe Di Gioia era presente quando sua madre morta ma non stato lui la causa del decesso - dice l’avvocato Pollini - La morte è arrivata al termine della lite e Giuseppe non ha messo le mani addosso a sua madre».

Nessuna frattura, nè lividi, ma alcune lesioni alla base della testa che dovranno essere approfondite anche grazie a specifici esami istologici. All’obitorio dell’ospedale misericordia di Grosseto si è svolta l’autopsia effettuata dal consulente della Procura, Luigi Cipolloni, alla presenza del consulente della difesa Giulia Nucci. I medici non escludono che la morte possa essere avvenuta per infarto. Sembrerebbe quindi allontanarsi l'ipotesi che le lesioni rilevate alla base del cranio dell'anziana, abbiano causato la morte, pur essendo compatibili con una caduta provocata appunto da un malore.

E proprio sulla base di questi nuovi risultati, questa mattina i difensori di Di Gioia chiederanno la scarcerazione del quarantasettenne.

C’è un arco temporale preciso, ora, sul quale lavorano gli investigatori. Tutto sarebbe successo tra le 12.30 e le 14.30 di sabato, quando Di Gioia è arrivato nell’appartamento di via Sauro per pranzare con la madre. Non ha raccontato, l’uomo, il motivo per il quale sarebbe scoppiata quella lite. Quando ha visto sua madre per terra, ha provato a rianimarla. «È davvero molto dispiaciuto per quello che è successo - dice ancora l’avvocato Pollini - ma quando ha visto sua madre morta ha avuto paura». Paura di doversi giustificare con la sorella, Maria, che abitava insieme all’anziana madre, con il fratello che vive a Roma. Paura per quello che era successo a quella donna che lo aveva messo al mondo e che lo aveva cresciuto. Per questo Giuseppe Di Gioia avrebbe simulato una rapina andata male, un furto in quell’appartamento al secondo piano praticamente irraggiungibile dai ladri. Ha messo a soqquadro l’abitazione, ha portato via qualche oggetto che ha poi fatto ritrovare sul tetto del palazzo agli uomini della questura che erano intervenuti. «Ma non ha ucciso sua madre», sottolinea l’avvocato Pollini.

Il prossimo passaggio sarà quindi l’interrogatorio fissato questa mattina in carcere. Due giorni fa, durante l’udienza di convalida del fermo per il reato di omicidio volontario aggravato dai vincoli di parentela, Di Gioia ha deciso di rimanere in silenzio. Questa mattina potrebbe seguire la stessa linea o potrebbe decidere di rispondere alle domande del giudice che dovrà decidere sulla convalida del fermo. Dopodiché i legali di Di Gioia chiederanno misure alternative alla carcerazione.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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