Il presidio
Test del Dna alle castagne
Castel del Piano, esame genetico per dire con certezza che sono amiatine
CASTEL DEL PIANO. Arriva l’esame del Dna per la castagna amiatina. Per salvaguardare la sua immagine, il blasone Igp e per poter colpire eventuali falsari di etichetta. È questa la novità, annunciata da Lorenzo Fazzi, presidente dell’associazione per la valorizzazione della castagna Igp dell'Amiata, che ha promosso il convegno sulle malattie del castagno, tenuto ad Arcidosso, sabato 24 ottobre.
Gli esperti. Fabrizio Pennacchio del Centro Ricerche Agricoltura di Firenze e Tulio Turchetti hanno parlato dei primi risultati arrivati sulle malattie del castagno, prima fra tutte la muffa riscontrata in qualche zona castanicola amiatina. Le castagne muffate, l’allarme suonato dagli stessi grossisti che hanno finito per stracciare il prezzo – con una caduta a picco fino a 40 centesimi – la chiusura anticipata di gran parte dei magazzini hanno compromesso irrimediabilmente la stagione chiusa con tonnellate e tonnellate di prodotto buono, abbandonate, e che – stando ai grossisti – il mercato non voleva più.
Dall’estero. Pare che i mercati si siano ingrossati di derrate provenienti dall’estero – Spagna, Marocco, Grecia, Francia, Giappone e Cina – e la nobile castagna amiatina è rimasta nei castagneti. In alcuni mercati cittadini però sono comparsi sacchetti con la dicitura “Castagna del Monte Amiata” e questo ha sollevato molti dubbi tra gli addetti ai lavori. Si tratta insomma di una serie di problemi che sono stati messi davanti ai castanicoltori, sabato pomeriggio.
Trovata la muffa. I due ricercatori hanno specificato di aver trovato nei campioni di castagne la muffa dello Gnomo Gnosis, muffa presente da sempre nei castagni e che poi si manifesta nei frutti in casi climatici particolari o quando l’albero è debole. Il cinipide, hanno detto Pennacchio e Turchetti, ha preso le piante con poche difese. Ma c’è anche un dato positivo in questo, perché lo Gnomo Gnosis è un naturale antagonista del cinipide: insomma una difesa che l’albero sviluppa autonomamente e che dunque ha controllato l’insetto cinese: «Su questa muffa – spiega Lorenzo Fazzi – è possibile intervenire con trattamenti, mettendo il prodotto nelle celle frigorifere. Il problema, anche se si ripresentasse, può essere controllato. Non permetteremo in futuro che milioni di euro restino sotto i castagni» chiude seccamente Fazzi.
Dna. Intanto si profilano altre due novità: un consorzio di produttori e l’esame del Dna dei marroni buoni, dei ceci e della bastarda rossa del Monte Amiata. «L’esame del Dna servirà una volta per tutte – spiega Lorenzo Fazzi – a impedire che vengano immesse sul mercato castagne non amiatine con l’etichetta Monte Amiata. Col Dna potremo dimostrare, in caso di dubbi, se le castagne insacchettate col nostro marchio siano o no davvero le nostre».
Il marrone santafiorese. Intanto da lunedì 26 ottobre al giovedì successivo, è in corso una nuova campionatura; i castanicoltori che lo vorranno potranno conferire all’associazione 100 esemplari di castagne che saranno nuovamente analizzate dagli esperti. Intanto da Santa Fiora, un folto gruppo di castanicoltori santafioresi fa sapere che il pregiatissimo marrone santafiorese è immune da qualsiasi muffa e viene ancora ritirato e pagato a buon prezzo: «Ci risulta che solo i ceci primaticci sono stati colpiti dalla Gnomo Gnosis. Le castagne più tardive come il marrone di Santa Fiora, quello che viene pagato ai produttori, in tempi normali, anche sette euro al chilogrammo, non ha visto nemmeno l’ombra delle muffe».
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