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Stragi di greggi: «A rischio anche la qualità del latte»
Il presidente del Caseificio di Manciano: «Pastori ko, per noi meno materia prima e meno posti di lavoro. E allevare le pecore al chiuso non aiuta certo il prodotto»
MANCIANO. «A rischio c’è non solo la quantità ma anche la qualità del latte». L’allarme lo suona Carlo Santarelli, presidente del Caseificio di Manciano. A destare preoccupazione è l'escalation degli attacchi dei predatori che ormai si verificano giorno dopo giorno in ogni zona della provincia di Grosseto. Il problema dei predatori spunta venti anni fa. Di cosa abbia significato e quali saranno gli effetti sugli allevamenti lo abbiamo chiesto a Santarelli.
«L'errore iniziale è stato fatto con la carta del lupo venti anni fa. Si è voluto reinserire il lupo in una zona come la nostra in cui il lupo non c'era mai stato». Quando tutto ha avuto inizio però le cose erano molto diverse e i problemi minori. «Era un animale puro, attaccava in modo diverso e i danni erano meno onerosi di quanto lo siano adesso».
A Santarelli chiediamo se a distanza di anni le cose sono cambiate. «Sì, e il problema è cresciuto in maniera esponenziale. Sono stati previsti indennizzi che però hanno fatto prima a finire che ad iniziare. È stata poi la volta di un’assicurazione agevolata che è durata molti anni ma anche in questo caso andava a coprire solo il danno dell'animale morto (il 70% della pecora deceduta). Questo ha significato che in pochi facevano le denunce degli attacchi subiti dato che l'allevatore doveva denunciare il danno ma allo stesso tempo fare lo smaltimento della carcassa ed era più il costo dello smaltimento che l'indennizzo. Per questo per tanti anni ci sono stati tantissimi danni ma poche denunce».
Ora le segnalazioni però ci sono. «Negli ultimi anni, con l'aggravarsi della situazione i danni sono stati denunciati. – dettaglia il presidente del caseificio – Noi già dal 2001–2002 abbiamo fatto celle di raccolta delle carcasse per agevolare lo smaltimento. Questo ha aumentato le denunce».
L'aumento delle denunce ha fatto capire alle istituzioni che il problema esiste ed è molto grave. Al danno subito dall'allevatore, il cui gregge vien ormai attaccato anche nelle ore diurne perché sono le uniche ore in cui gli ovini sono liberi, si somma un danno all'indotto e anche una struttura come quella del caseificio ne risente. «A fine 2014 sono state quattordici le aziende – calcola Santarelli – che hanno chiuso i battenti di cui dieci hanno cessato l'attività a causa degli attacchi. Le conseguenz? Diminuzione della produzione, mancanza di un presidio sul territorio, mancato acquisto dei mangimi e di tutto l'indotto collegato».
Il caseificio ha trenta dipendenti fissi. Dai trenta ai quaranta sono quelli stagionali. Nella passata stagione ha avuto una diminuzione di circa il 10% del latte. «Per noi vuol dire circa un milione di litri di latte in meno». A risentirne è la quantità ma anche la qualità. «La pecora che deve stare al chiuso perché l'allevatore non la porta fuori per paura degli attacchi non produce un latte della stessa qualità di quello prodotto pascolando allo stato brado».
Per il presidente del Caseificio nemmeno il sistema delle catture sarebbe efficace. «In Toscana ci sono circa 800 predatori, la maggior parte sono nella nostra provincia perché qui ci sono il 50% degli ovini. Per quanti ne potranno catturare il problema rimarrà. Per questo sono necessari indennizzi che tengano conto anche del danno all'indotto».
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