Italia
Il faro comprato da uno stilista
Dopo 15 anni i proprietari delle Vaccarecce sono riusciti a cedere l’immobile
ISOLA DEL GIGLIO. Una splendida passeggiata sulle alture delle Vaccarecce porta dritti all’omonimo faro, oggi dismesso, noto anche come il faro degli innamorati: lo scrittore Federico Moccia ne fu sedotto e vi si ispirò per il romanzo “Scusa ma ti chiamo amore”. Il sentiero che si spalanca, qui al Giglio tra gli inebrianti odori di ciclamini e macchia mediterranea, è quanto di più suggestivo esista in natura.
Isolato e dominante, elegante e autorevole, ideale per vacanze fuori dal tempo, l’antico faro delle Vaccarecce - che al Giglio sovrasta magicamente l’arcipelago toscano - è stato invenduto per moltissimo tempo. Per 15 lunghi anni è rimasto al palo nelle agenzie immobiliari cui i proprietari l’avevano affidato. Un’impresa titanica e mai conclusa, dato il particolare oggetto di nicchia e le difficoltà del mercato. Oggi, passati tre lustri, la proprietà l’ha spuntata: l'immobile è stato da poco venduto a uno stilista francese che abita ad Arezzo. L’atto di compravendita è stato formalizzato.
Si tratta di uno dei pochissimi fari ancora privati esistenti in Italia. All’isola del Giglio ve ne sono altri due statali - quello di Capel rosso e di Punta del Fenaio - appartenenti al Ministero della Difesa e inseriti, insieme ad altri 9 fari italiani, in un maxiprogetto di valorizzazione che punta a darli in concessione ai privati (a 1 euro per 50 anni).
I destini dei tre fari si incrociano dunque ora, in contemporanea: se al Giglio i due fari statali saranno presto “concessi” ai privati, un altro (quello privato) è appena passato di mano a un altro privato.
Immerso in una splendida pineta in posizione panoramica tra Giglio Porto, Giglio Castello e Campese, il fascinoso guardiano del mare - che sorge in località Vaccarecce - ha compiuto 226 anni. I suoi albori risalgono all’epoca della Rivoluzione francese. Fu costruito nel 1789 in una esclusiva resede di 3.000 metri quadrati di pineta. Doveva diffondere un segnale luminoso alle navi in transito ma alcuni ostacoli ne invalidarono subito le funzioni. In primis il fatto che sulla punta della torre, dov’era posizionata la lanterna, sia d’estate che d'inverno si addensava sempre la nebbia che inghiottiva e oscurava la luce.
L’attività del faro durò dunque pochi mesi; poi lo Stato lo mise in vendita e l’immobile fu acquisito da un privato.
Nel frattempo furono costruiti gli altri due fratelli a Capel Rosso e Punta del Fenaio.
Molti anni fa - si parla di circa quattro decenni - il faro delle Vaccarecce passò di mano a un altro privato, ovvero una società (antico Faro delle Vaccarecce) di cui fa parte la famiglia Bucalossi e che l’ha tenuto nelle sue mani finora.
Fu Enrico Bucalossi, oggi scomparso, a ottenere la destinazione a civile abitazione e ad avviare una corposa ristrutturazione su progetto dell’architetto Bruno Morelli. Fece scalpore, dieci anni fa, il tentativo di vendere il faro pubblicando annunci online, anche su Ebay. Ne nacque un dibattito, intervenne l’allora ministro Rutelli. Questa stessa proprietà oggi ha a sua volta ceduto il faro a un nuovo proprietario, uno stilista francese abitante ad Arezzo e che, innamorato del faro, l’ha fatto suo, con il suo carico di storie e rifiniture di pregio.
Per la sua bellezza e originalità, «la struttura è unica in Italia», dicono dalla società Antico Faro delle Vaccarecce.
Il faro conta circa 800 metri quadrati e ha ben 27 vani distribuiti tra il pian terreno e il primo piano più quello mansardato, tutti serviti da ascensore. Ci sono archi, volte, marmi pregiati.
Il piano terra e primo piano sono destinati ad abitazione, il sottotetto a deposito. Una cantina conserva una volta in mattoncini originali nel piano interrato; tutto è rigorosamente in linea con le direttive delle Belle Arti per il patrimonio storico-artistico. Dietro l’edificio si erge la torre a base ottagonale e alta 24 metri, tutta finestrata. Dentro si snoda una bellissima scala elicoidale in acciaio. A 21 metri d’altezza svetta il faro che serba due accessi al camminamento esterno lungo tutto il rosone perimetrale in granito: si spalanca qui una vista mozzafiato con vista a 360° sui tre punti nevralgici dell'Isola del Giglio, il porto, il castello e il Campese.
Il faro domina così l’intero comprensorio dell’isola: osserva dall’alto l’Argentario, le Formiche e Monte Cristo. Le rifiniture sono di pregio; bagni e pavimenti rivestiti con particolarissimi materiali: marmo verde, marmo bianco di Carrara a venature grigie. Infine il piano mansardato: eccolo col suo grande lucernario ad apertura a pistoncini elettrici che permette di ammirare dal basso la torre in tutto il suo splendore.
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