Il presidio
Cittadini e architetti disegnano insieme la Grosseto di domani
Tre giorni di progettazione partecipata “in presa diretta” al Cassero senese: tutti invitati a offrire il proprio contributo
GROSSETO. A chi spetta “come” progettare la città? Non ci sono dubbi: è il compito degli architetti. Ma chi decide “cosa” serve in città, cosa deve essere progettato? Anche in questo caso la risposta dovrebbe venire da sé: decide chi quella città la abita e manifesta all’architetto le proprie esigenze, i propri desideri, i propri sogni.
Tanto semplice, tanto ovvio eppure mai tanto trascurato dai “decisori” politici e tecnici come in questa epoca. Con il risultato che una quantità di spazi storici, in tutte le città contemporanee, resta vuota.
È questa la premessa da cui, da domani a venerdì, Grosseto ospita un evento unico nel suo genere, un laboratorio urbano che non ha precedenti: il laboratorio “Riabitare il patrimonio. Un progetto per Grosseto”, organizzato dalla “Scuola permanente dell’abitare” dell’architetto Edoardo Milesi, in collaborazione con il Comune di Grosseto, l’Università degli Studi di Firenze,m la Scuola di Architettura-Dida e l’Università degli studi Gabriele D’Annunzio di Chieti Pescara, dipartimento di Architettura.
Per tre giorni nella troniera – il giardino interno del bastione – sotto il Cassero senese, messa a disposizione dal Comune di Grosseto, venti studenti e neolaureati delle due Università, insieme a tre docenti e due tecnici, ascolteranno i grossetani per raccoglierne desideri e aspettative sull’uso della città. Cittadini, ingegneri, architetti, geometri, tecnici comunali e amministratori: tutti coloro che hanno una memoria storica della città, ne vivono quotidianamente gli spazi e la trasformazione sono chiamati a intervenire in modo attivo, apportando il loro contributo di idee ed esperienza per lo sviluppo di una città capace di rispondere alle aspettative di chi la abita. Seguirà una giornata di interventi, la mattina di venerdì alla sala Eden, e un dibattito-confronto nel pomeriggio. La partecipazione a questa giornata, tra l’altro, permette a geometri, ingegneri e architetti di accumulare crediti formativi (previa comunicazione con i rispettivi ordini).
Sarà questa la prima fase di un percorso in tre tappe che porterà, nei prossimi mesi, alla progettazione di alcuni spazi urbani oggi non utilizzati dai cittadini. Terzo e ultimo momento sarà la condivisione dei progetti con i grossetani.
«Questo laboratorio è, intanto, un’occasione didattica importante per studenti e neolaureati delle Università di Firenze e Pescara, qualcosa di unico, perché mettono in pratica tre cose fondamentali per un architetto: ascolto, progettazione e condivisione» spiega l’architetto Milesi. «Quello che facciamo questa settimana è l’ascolto: fornendo input adeguati ai cittadini, gli studenti ascolteranno i loro desideri, i loro sogni per un uso della città in termini di umanità, e non di urbanistica. Da questi giorni non usciranno progetti: è una fase propedeutica alla progettazione».
Questa arriverà nella seconda fase, «quando – spiega Milesi – gli studenti porteranno con sé il loro bagaglio di cartografia, colloqui con l’ufficio tecnico e con gli amministratori, memoria dei cittadini, e solo a quel punto si avvierà la progettazione, che compete comunque sempre all’architetto e al progettista».
Il raggio d’azione sono le Mura e tutto il centro storico. Una volta pronti i progetti, questi saranno riportati a Grosseto e condivisi con i cittadini, in incontri pubblici previsti per marzo 2016. «La cosa fondamentale è che questo processo dura per tre giorni – spiega ancora Milesi – in cui architetti, cittadini, geometri, ingegneri vivranno nella città condividendone gli spazi».
Tutto è pronto e anche la città, a quanto pare, lo è. «A settembre abbiamo visto grandi aspettative», spiega Milesi a proposito degli incontri nell’ambito dell’iniziativa “Arena Tirreno” promossa dal Tirreno per la Città Visibile, per riflettere su spazi cittadini storici oggi vuoti (gran parte delle Mura, dei loro camminamenti sotterranei, dei bastioni e delle troniere, ma anche palazzi storici come l’ex Chelliana, l’ex Garibaldi, l’ex ospedale) e in attesa di essere “riabitati”. «Tutte le città oggi hanno più spazi che in passato – spiega Milesi – bisogna pensare al loro riuso, in modo più creativo e contemporaneo di quanto è avvenuto finora, senza lamentarsi di quel che non va ma attraverso la memoria dei momenti felici, pensando a quelle che possono essere le prospettive».
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