Il Tirreno

Grosseto

Trovata morta in casa, il figlio: «Avevamo litigato poi ho avuto paura»

di Francesca Gori
Giuseppe Di Gioia
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Giuseppe Di Gioia

Grosseto: Di Gioia è rinchiuso nel carcere di via Saffi con l'accuso di omicidio volontario. Presto nuovo interrogatorio

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GROSSETO. «Avevamo litigato, mamma si è sentita male. Ho avuto paura». Sono state pochissime le parole che Giuseppe Di Gioia ha detto agli uomini della squadra mobile dopo ore di domande fatte in questura, prima di essere trasferito al carcere di via Saffi, domenica mattina, quando il sole era ancora lontano dal sorgere.

E anche lunedì 26 è stato il giorno del silenzio. Giuseppe Di Gioia è in via Saffi con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela. Un’accusa che pesa sulle spalle dell’uomo che sabato all’ora di pranzo era a casa di sua madre, Donata Muccio, che aveva 85 anni e qualche problema cardiaco.

Era tranquillo, Giuseppe. Era tranquillo, ma ha scelto di non parlare e di aspettare l’interrogatorio del giudice per le indagini preliminari che si farà nelle prossime ore. Per spiegare, raccontare, quello che è successo sabato pomeriggio nell’appartamento al secondo piano del palazzo al numero 100 di via Sauro.

In carcere si è presentata il sostituto procuratore Laura D’Amelio che sta coordinando le indagini e ha convalidato il fermo. Con lei c’era anche il numero uno della Procura di Grosseto, Anna Maria Raffaella Capasso insieme al dirigente della squadra mobile Armando Buccini e al suo vice Luigi Betti e l’avvocato dell’uomo, Alessia Ceraolo, che ha deciso di lavorare in tandem con Sabrina Pollini.

Dopo le parole pronunciate in questura, Giuseppe ha scelto di restare in silenzio ieri, davanti al procuratore capo e al sostituto.

Gli uomini della squadra mobile che stanno seguendo le indagini hanno effettuato anche una perquisizione nell’auto del quarantasettenne, senza però trovare nulla. Come poco sarebbe stato trovato anche nell’abitazione dell’anziana, al secondo piano del palazzo di via Nazario Sauro dove sono stati sequestrati anche alcuni cuscini.

Una delle tappe più importanti di questa vicenda è l’autopsia che verrà effettuata oggi all’obitorio dell’ospedale. Una tappa che servirà a sciogliere diversi nodi di questa vicenda che di chiaro, ancora, ha ben poco nonostante l’arresto di Di Gioia. Ma soprattutto, dovrà rispondere alla domanda principale: Giuseppe come ha ucciso sua madre? E perché? L’uomo probabilmente aveva bisogno di soldi per pagare quei debiti accumulati per giocare ai videopoker. E forse è andato a cercarli lì, nell’appartamento dell’anziana madre. Forse, la donna ha avuto un malore durante una discussione, forse Giuseppe ha perso la pazienza e ha messo sottosopra la casa. Forse Donata si è sentita male sotto i suoi occhi e lui non ha avuto il coraggio di fare nulla. Di guardare gli occhi fissi dell’anziana, terrorizzato dal fatto di averla uccisa anche soltanto con i suoi gesti o con il tono più alto della sua voce.

L’appartamento al secondo piano di via Sauro è ancora sotto sequestro, con i sigilli della polizia sulla porta.

Oggi si svolgerà l’autopsia e probabilmente, tra oggi e domani, verrà fissata anche l’udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari. Giuseppe potrebbe decidere di parlare allora e spiegare cosa è successo sabato pomeriggio prima di ricevere la telefonate di sua sorella Maria preoccupata perché sua madre non rispondeva al telefono. Lui l’ha rassicurata. Le ha detto, al telefono, di non stare in pensiero ma che sarebbe tornato subito a Grosseto per andare insieme a lei in quella casa dove solo poco prima era successo quella tragedia. Quando hanno aperto la porta però, Donata era per terra, sul pavimento della cucina. Immobile.

Lui, secondo la Procura, lo sapeva che l’avrebbe trovata in quel modo. Che l’avrebbe trovata morta.

Non ha detto niente. Maria ha avvertito il 118. Poi sono arrivati i poliziotti e hanno capito che qualcosa non andava. Ora toccherà all’uomo spiegarlo al giudice. Rompendo il silenzio nel quale si è chiuso ieri

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