Il Tirreno

Grosseto

Terrazzo della discordia Accolto il ricorso al Tar

di Ivana Agostini
Terrazzo della discordia Accolto il ricorso al Tar

Porto Ercole, la proprietaria vince il primo round della giustizia amministrativa Il suo avvocato: «Non è vero che la mia assistita non ha fatto entrare i vigili»

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MONTE ARGENTARIO. La vicenda del terrazzo bianco costruito su un tetto a Porto Ercole, e contestato da alcuni abitanti e dal Comune, finisce al Tar. E quello che agli occhi dei portercolesi e dell’amministrazione di Monte Argentario è apparso come un abuso edilizio, potrebbe risultare una struttura legittima. Al momento, infatti, i giudici fiorentini hanno accolto il ricorso della proprietaria di bloccare gli atti del Comune per farlo smontare. L’8 marzo 2016 il ricorso verrà trattato nel merito.

La vicenda era finita sulle cronache a giugno dopo che i vigili urbani, ad aprile, avevano fatto un sopralluogo e l’ufficio edilizia privata aveva avviato un procedimento per violazione urbanistico edilizia contro quel manufatto. Nel mirino c’era la copertura che, secondo l’Autorizzazione paesaggistica semplificata rilasciata dal Comune a giugno 2014, doveva essere smontata nel settembre successivo e non è mai stata tolta.

Della vicenda si è occupato anche Il Tirreno, intervistando l’assessore delegato a Porto Ercole Michele Lubrano, che aveva spiegato che i vigili erano andati a casa della proprietaria per fare un sopralluogo, ma che «per ben due volte non erano stati fatti entrare». L’assessore aveva inoltre spiegato che il Comune aveva presentato un esposto alla Procura.

Di diversa opinione la proprietaria della casa che, a distanza di 4 mesi, scrive al giornale per rettificare la ricostruzione.

In primo luogo, spiega il suo avvocato Gloria De Luca, «i vigili non sono mai andati presso l’abitazione al fine di smontarne la struttura, né risponde a verità che la proprietaria non li abbia fatti entrare. Anzi, la stessa si è messa a totale disposizione degli agenti dando loro degli appuntamenti con giorno e ora fissata, poiché abita e lavora a Roma, e in tal modo gli agenti non sarebbero andati presso inutilmente».

L’avvocato fa anche notare che i vigili non avrebbero potuto intimare alcuna demolizione, poiché questa può avvenire eventualmente solo al termine di un procedimento amministrativo. In questo caso la proprietaria ha, in effetti, interrotto questo percorso presentando ricorso al Tar.

E il Tar, il 4 settembre, lo ha accolto, condannando il Comune a pagare mille euro di spese della presente fase cautelare. Per l’avvocato è la dimostrazione che la struttura «è in piena regola». L’udienza di merito è fissata per l’8 marzo. Contro la decisione dei giudici c’è, eventualmente, la possibilità di fare appello.

Quanto alla giustizia penale, «la Procura – spiega l’avvocato della proprietaria – non ha mai dato ordine di demolire la struttura poiché i documenti in possesso del magistrato sono stati di per sé sufficienti, fondati e dimostrativi della legittimità della struttura, sì che la Procura non ha emesso alcun provvedimento di demolizione o di altra natura».

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