Il presidio
Slot manomesse con un apparecchio
Un anno e mezzo fa era finito in tribunale e aveva patteggiato quattro mesi
ALBINIA. C’è un piccolo precedente che macchia la vita di Giuseppe Di Gioia, l’uomo di 48 anni accusato di omicidio, che da ieri mattina è nel carcere di via Saffi. A dicembre del 2013 Di Gioia aveva patteggiato una pena di quattro mesi, 14 giorni e 84 euro di multa all’udienza preliminare, imputato davanti al gip di un singolare furto ai danni del titolare di un esercizio pubblico della frazione, Il Bargello, e del legale rappresentante della ditta proprietaria delle slot machine lì presenti: 40 euro prima e 95 euro dopo, presi grazie alla manomissione del cambiamonete mediante un’apparecchiatura elettronica. Un trucco, insomma, di cui secondo l’imputazione Di Gioia si sarebbe avvalso nel corso dell’estate del 2013, tra luglio e agosto, anche a livello di tentativo. E in questo secondo caso, infatti, il furto non era avvenuto «per motivi indipendenti dalla sua volontà». Ascoltato dal giudice delle indagini preliminari nell’agosto del 2013, l’uomo aveva confessato di aver utilizzato l’apparecchio. Sia nel caso del furto riuscito che in quello tentato, Di Gioia avrebbe utilizzato un generatore Emp, cioè un generatore di onde elettromagnetiche. Un apparecchio che può anche avere dimensioni limitate e che può quindi passare facilmente inosservato se nascosto nella tasca di una giacca. Un mezzo comunque fraudolento, secondo la Procura.
Il gup Bilisari aveva però riconosciuto a Di Gioia le attenuanti generiche, il corretto comportamento processuale e soprattutto l’aver risarcito il danno subìto dalla persona offesa nella sua interezza. E aveva così anche sospeso la pena. Non solo: aveva anche sospeso la misura cautelare, cioè l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria derivante dalla contestazione relativa all’estate 2013.
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