Il Tirreno

Grosseto

Il caporale arriva sotto casa. Con il Suv

di Giovanna Mezzana
Braccianti al lavoro (foto d'archivio)
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Braccianti al lavoro (foto d'archivio)

Braccianti prelevati a domicilio, così si muove la nuova generazione di faccendieri che procaccia manovalanza agli agricoli

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GROSSETO. L'impressione è che sia tutto sotto la luce del sole. I braccianti al nero che piegano la schiena nelle campagne maremmane vengono prelevati la mattina direttamente dalla loro abitazione. Con un pulmino o con un fuoristrada.

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La nuova generazione di caporali preferisce dare un passaggio anziché organizzare un assembramento (modalità che comunque rimane). Ora si fa così. Per ottimizzare i tempi, non per dare meno nell'occhio. E il giro mattutino di prelievo a domicilio avviene mentre in strada si svuotano i cassonetti dei rifiuti e al bar si prende il primo caffè. «È possibile che non ci sia mai nessuno che veda nulla?» si chiede Silvano Brandi, cinigianese d'origine e grossetano d'adozione, dipendente delle ferrovie in pensione, e soprattutto anima dell'associazione Attac.

Sotto casa. È l'alba di un giorno qualunque a Grosseto. Un pulmino guidato da un caporale-autista carica due, tre, quattro giovani: per lo più africani. Si è fermato qualche secondo di fronte al condominio dove i ragazzi extracomunitari trascorrono la notte – bilocali o trilocali affittati in condivisione con connazionali – e poi via, è ripartito verso un'altra fermata. Due, al massimo tre brevi soste e siamo già a pieno carico. Il pulmino è a otto posti, autista incluso. Altrimenti c'è il fuoristrada: anche il Suv è un mezzo usato di frequente dai “nuovi” caporali, a secondo di quante braccia devono caricare. Finito il giro, si parte direzione le campagne: uliveti e vigneti. Quest'alba sopra il cielo di Grosseto è anche l'alba di Scansano, Cinigiano, Castel del Piano. «Mi chiedo – dice Brandi – se i sindaci di Grosseto, Scansano, Cinigiano e Castel del Piano queste cose le vedono oppure no. Vogliamo continuare a coprirci gli occhi? A questi quattro sindaci mi appello perché facciano qualcosa».

La mappa. Il fenomeno del caporalato affina le modalità di prelevamento della forza-lavoro. Ottimizza le tempistiche. Punta all'efficienza della macchina organizzativa, un po'come si fa in azienda. I caratteri di fondo però rimangono sempre gli stessi. C'è qualcuno che sfrutta e un ammasso di persone che vengono sfruttate. E non c'è nulla o c'è poco che si faccia di nascosto. I prelevamenti mattutini avvengono in luoghi frequentati: a Grosseto come a Cinigiano, a Scansano come a Castel del Piano. Possibile che nessun vicino di casa di questi giovani, nessun barista, nessun panettiere, nessuna mamma che sposta la tenda dalla finestra mentre prepara la colazione al figlio, nessuno che si alzi presto per andare al lavoro abbia mai visto nulla? Passi il cittadino, anche se uno scatto in nome del dovere civico è augurabile. E «Polizia e carabinieri e soprattutto la Prefettura – continua Brandi – non sanno nulla di questi movimenti? Non li vedono?».Anche perché c'è il prelevamento sotto-casa e ci sono, ancora, i classici punti di ritrovo-concentramento: alla Esso sull'Aurelia, come è noto, ma anche «in piazza della Vasca – dettaglia Brandi – al Poggione, e addirittura di fronte al comune di Cinigiano».

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I controlli. Chi ha l'orto non ha bisogno del lavoro dei braccianti. Non ne ha bisogno neppure chi coltiva la vigna per farsi il vino nuovo da bere con gli amici o da regalare a Natale. Le aziende agricole, invece, hanno bisogno di braccia. Basta prendere l'auto e girare nell'entroterra maremmano per rendersi conto di quanto estesa possa essere una vigna o un uliveto; di quante braccia servano per raccogliere uva, raccogliere olive, potare le vigne. E in questo mercato del lavoro agricolo c'è chi fa le cose per bene e chi no. C'è chi si paga i braccianti e chi dà l'appalto a un procacciatore e gestore di forza-lavoro, il caporale, appunto, che di solito ha persino una partita Iva; qual genere di attività giustifichi l'esistenza della sua partita Iva non è dato sapere – dipenderà dal caso e ci sarà probabilmente un'amplia casistica – ma tant'è. Il caporale recluta i braccianti al nero, li porta sul luogo di lavoro, li gestisce e controlla anche che lavorino come è richiesto: di solito nei campi c'è un caporale-vedetta ogni dieci-quindici lavoranti. «Possibile – continua Brandi – che l'Ispettorato del Lavoro non li intercetti? Dov'è l'Ispettorato del Lavoro? Cosa fa in provincia di Grosseto?». Uliveti, vigneti, distese di terreni agricoli non sono diamanti da contrabbando che si possono nascondere nelle scarpe per farla franca. Né sono miniere sotterranee.

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