Il presidio
Trovata morta in casa, il figlio non risponde al pm
Si è avvalso della facoltà di non rispondere Giuseppe Di Gioia, l'uomo di 47 anni in stato di fermo perché sospettato di aver ucciso la madre
GROSSETO. Si è avvalso della facoltà di non rispondere Giuseppe Di Gioia, l'uomo di 47 anni in stato di fermo perché sospettato di omicidio volontario aggravato, cioè di aver in qualche modo causato la morte della madre Donata Muccio.
Breve infatti la permanenza nel carcere di via Saffi del pm titolare dell'inchiesta, la dottoressa Laura D'Amelio, raggiunta dal procuratore capo Raffaella Anna Maria Capasso. Con loro anche gli uomini della polizia di stato che hanno seguito le indagini e il difensore di Di Gioia. Verosimile che l'indagato possa decidere di rispondere al giudice delle indagini preliminari, una volta che la difesa avrà acquisito gli elementi ritenuti a fondamento del provvedimento di fermo. L'incarico per l'autopsia sarà conferito martedì 27 ottobre.
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Gli occhi di Donata erano aperti, appoggiati sull’immagine di suo figlio Giuseppe. Sabato gli aveva preparato il pranzo. Lui era arrivato da Albinia, dove vive con la famiglia, con la moglie e una figlia di 14 anni, e aveva mangiato con l’anziana madre. Qualcosa però, in quell’appartamento al secondo piano di via Sauro 100 deve essere successo. La donna, un’ora dopo l’uscita di Giuseppe, era morta. Suo figlio, invece, è in carcere da domenica mattina 25 ottobre alle 2, quando il sostituto procuratore Laura D’Amelio ha firmato il decreto di fermo. I parenti di Giuseppe, sua sorella Maria e un altro fratello arrivato da Roma, sono stati fatti andare via dalla questura. «Qui non c’è più niente che potete fare», hanno detto loro.
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Giuseppe Di Gioia, 47 anni, è stato accompagnato in via Saffi con l’accusa di omicidio. Oggi la Procura darà l’incarico per l’autopsia sul corpo dell’anziana, che non presentava, alla prima ricognizione fatta dal medico legale, alcun segno di violenza: Donata Muccio non è stata strangolata, non è stata picchiata. Non c’era sangue sul pavimento della cucina. I poliziotti della scientifica, sabato sera hanno sequestrato anche alcuni cuscini che erano nell’abitazione.
Ma non li avrebbe utilizzati, Giuseppe, per uccidere sua madre. L’ipotesi al momento più probabile, secondo gli uomini della polizia di stato che stanno svolgendo le indagini, è quella di una lite finita male. Ci sarebbe stata una lieve colluttazione. E il cuore di Donata, quel cuore ballerino che da tempo non teneva più bene il passo, si sarebbe fermato. Aveva 85 anni, lei. Probabilmente non è riuscita ad affrontare quella discussione con Giuseppe. Giuseppe e Maria sono stati portati in questura e sono rimasti lì fino a tardi. Alle due, il quarantasettenne è stato accompagnato in carcere. Non ha confessato di aver ucciso sua madre, ha solo detto poche cose. Avrebbe accennato a una lite, senza però aggiungere altro. Senza spiegare il perché, anche se i dubbi della Procura della repubblica si concentrerebbero su alcuni debiti di gioco che l’uomo aveva contratto. Debiti pesanti, che probabilmente stava facendo fatica a gestire.
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