Italia
Coop di lavoranti, la Lega dice no
Il mondo dell’associativismo mutualistico contrario all’idea di Attac
GROSSETO. C’è chi sostiene che la soluzione per tagliare le gambe ai caporali sia quella di creare una cooperativa agricola di bracianti. Silvano Brandi di Attac, nei giorni scorsi, aveva messo sul tavolo questo progetto. C’è chi non lo condivide: ad esempio, Legacoop Grosseto.
«Teorizzare la costituzione di una cooperativa di braccianti stranieri – scrive Legacoop – è più una provocazione che un progetto realistico». In effetti Brandi, in un’intervista al Tirreno, non aveva parlato solo di lavoratori stranieri ma anche di italiani, disoccupati e in cerca di un impiego.
«La forma societaria cooperativa non può essere strumentalizzata a fini politici – si legge in una nota di Legacoop – Le cooperative nascono sulla base di progetti di lavoro dei singoli che si associano dopo aver valutato le opportunità offerte dal mercato, mettendosi in gioco, credendoci e rischiando insieme in una logica d'impresa. Le cooperative non fanno somministrazione di personale come le agenzie interinali».
In Maremma alcune realtà cooperative che operano nel settore agroforestale già esistono: e lavorano «con grande professionalità – nota Legacoop – rispettano legalità e dignità del lavoro nonostante la crisi e le difficoltà del mercato»
«Non ci sono scorciatoie – secondo la lega delle cooperative – Agrimafie e caporalato si sconfiggono con il rispetto delle leggi e con un modus operandi da parte dei produttori agricoli che rifiuta il lavoro nero e promuove la cooperazione per chiudere le filiere. In questi mesi Legacoop Toscana, insieme all'Aci, ha raccolto le firme per una nuova legge contro le false cooperative, che spesso sono utilizzate proprio per intermediare lavoro nero».
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