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Le antiche ceramiche riscrivono la storia
Massa Marittima, a ridosso di Cittavecchia affiorano reperti del XII secolo. La Soprintendenza: «Una scoperta notevole»
MASSA MARITTIMA. I reperti dicono che siamo alla fine del 12º secolo, più o meno nello stesso periodo in cui si gettavano la fondamenta della cattedrale di San Cerbone.
Le ceramiche ritrovate in queste casette, grandi sette metri per sette, raccontano una pagina di storia per troppo tempo rimasta nascosta sotto terra, come i collegamenti che la città aveva con il resto del Mediterraneo. Sopra i resti di alcune anfore, si leggono i tracciati con la Liguria e altri lidi della costa toscana. E il fatto che ci fossero ceramiche significa che questo era un quartiere artigianale, in cui i massetani di allora vivevano e producevano ricchezze. «È una scoperta importantissima» dice Bianca Maria Aranguren, responsabile della zona delle Colline Metallifere per la Soprintendenza dei Beni Archeologici. «Importantissima perché ci permette di ricostruire meglio le origini di Massa Marittima». I ritrovamenti, infatti, sono molto più antichi di quanto gli esperti potessero prevedere.
La scoperta risale all’inizio dell’estate, quando i tecnici della Soprintendenza insieme a quelli della società Coopera erano impegnati sul progetto di consolidamento delle mura. Arrivati all’altezza del tratto in via Massetana che guarda verso la vallata, laddove è stata installata una passeggiata pedonale, a ridosso di Cittavecchia, i tecnici hanno iniziato a scavare in un punto ricoperto da rampicanti ed erbacce.
«Una giungla» raccontano. Nessuno ci aveva mai messo mano su quel terreno. Ed è un peccato, perché così nessuno si è mai accorto che patrimonio si nascondeva là sotto, almeno fino all’inizio dell’estate. «Si tratta di un quartiere medievale poi abbandonato – continua Aranguren – Una lottizzazione edilizia in piena regola». Molto simile a quello ritrovato vicino al castello Rocchette Pagnoccheschi, appunto soprannominato «quartiere massetano». E pensare che questa scoperta è frutta di uno scavo d’emergenza, iniziato come recupero di un intervento edilizio e trasformatosi in una vera indagine archeologica. «È una scoperta che ci dà informazioni importanti sulle origini di Massa Marittima» dice l’assessore alla cultura, Marco Paperini. Si tratta di cinque case (queste almeno sono quelle ritrovate) a schiera, divise l’una dall’altra da un corridoio in pietre molto curato. Un dettaglio non da poco.
«La lavorazione di queste pietre insieme ai reperti, dalle ceramiche agli arnesi dei fabbri fino alle monete, ci dicono che queste case risalgono alla fine del 12º secolo» spiega Alessandro Fichera della Coopera, società ingaggiata dalla Soprintendenza per gli scavi.
Ciò significa che questo quartiere commerciale risale al primo sviluppo della città, subito dopo l’insediamento nella zona di Monteregio nell’Undicesimo secolo, dove il vescovo cacciato da Populonia trova nuova dimora. Risale insomma alla costruzione di Cittavecchia, agli arbori di Massa Marittima. Cosa sia successo dopo è difficile dirlo: è possibile che gli abitanti si siano spinti verso il centro che stava nascendo attorno a San Cerbone, che abbiano cambiato zona dopo un calo nelle attività estrattive nelle miniere, o che l’intero quartiere sia stato raso al suolo dai senesi quando conquistarono Massa nel 1.335. Cittavecchia era fedele a Pisa. Ma ora che è stato ritrovato, cosa accadrà a questo reperto? Tornerà sotto terra. Il progetto del Comune spalleggiato dalla Soprintendenza è quella di fare in questa zona dietro le mura un giardino d’arte, affidando l’allestimento a Maria Dompée. «Avevamo pensato di farne un sito archeologico inizialmente – spiega Aranguren – Ma non ci sono soldi per poterlo mantenere». E Fichera: «I reperti verranno portati in laboratorio per le analisi e poi esposti, mentre faremo tutte le ricerche su questo quartiere – spiega - L’importante è che la storia sia conosciuta».
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