Il Tirreno

Grosseto

Inceneritore, due Comuni contro Sei

di Alfredo Faetti
Inceneritore, due Comuni contro Sei

Sindaci e assessori di Scarlino e Follonica invitano il gestore unico a «rimangiarsi l’idea» di chiudere il ciclo con l’impianto

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SCARLINO. Martedì, Grosseto. I vertici di Sei Toscana illustrano il bilancio dei primi due anni d’attività. Snocciolano numeri e dati, per poi deviare, spinti dai giornalisti, su un altro argomento: l’inceneritore di Scarlino.

L’amministratore delegato Eros Organni allora spiega che, se la società pubblico-privata arrivasse a gestire tutto il sistema degli impianti che trattano rifiuti nel sud toscano, «Scarlino sarebbe da valutare – così dice – Proprio per raggiungere gli obiettivi di sviluppo degli investimenti, di sviluppo della raccolta, di un riciclo effettivo e del contenimento delle tariffe serve una forte razionalizzazione del sistema impiantistico e questo è possibile solo se c’è un unico gestore».

Unghie sulla lavagna per i Comuni di Follonica e Scarlino, impegnati in un’annosa battaglia per far spegnere una volta per tutte quell’impianto. «Se davvero si mira al raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata e di effettivo riciclo delle materie risulta stridente pensare alla chiusura del ciclo attraverso l’incenerimento, tecnica che dovrebbe essere residuale e destinata al declino» dicono come una voce sola le due amministrazioni, attraverso una nota firmata dai due sindaci, Andrea Benini e Marcello Stella, insieme ai rispettivi assessori all’Ambiente, Mirjam Giorgieri e Luca Niccolini, che invitano Sei a rimangiarsi l’idea.

«Essere il gestore unico del servizio integrato dei rifiuti urbani per le province di Siena, Arezzo e Grosseto è cosa complessa e fonte di grande responsabilità – incalzano le due giunte – Significa essere accanto ai Comuni nella pianificazione e realizzazione di servizi più adatti alle necessità di ciascuno e che mirino al raggiungimento di obiettivi virtuosi».

E in questa circostanza, Sei non è apparsa proprio in linea con i Comuni. Quantomeno non con Follonica e Scarlino.

A far sobbalzare sulla sedia sindaci e assessori sono state proprio le parole di Organni, quando non ha chiuso le porte all’idea di prendere in mano l’inceneritore del Casone.

«Voler far crescere la raccolta differenziata – ha detto martedì l’amministratore delegato – non significa che non riteniamo necessario anche utilizzare sistemi di recupero di energia da rifiuti, perché è sbagliato pensare che se ne possa fare a meno, ovviamente in via residuale, dopo il recupero e il riciclo e prima dello smaltimento in discarica».

Follonica e Scarlino però la pensano in tutt’altro modo. Non solo perché ritengono «stridente chiudere il ciclo della differenziata con l’incenerimento», ma anche «da un’analisi dei dati di produzione di rifiuti dell’area vasta – continua la nota – tenendo fermi gli obiettivi europei, l’impianto di Scarlino sarebbe comunque sovradimensionato rispetto alle necessità quindi non accoglierebbe le sole tonnellate prodotte nei nostri comuni ma anche quelle provenienti da fuori creando così un business più che una virtuosa chiusura del ciclo».

Ecco dunque le critiche delle due amministrazioni a Sei. «Dal nostro gestore, a maggioranza pubblica, e nel quale il nostro comune, seppur con una piccolissima quota, è rappresentato – spiegano le due giunte di Scarlino e Follonica – ci saremmo aspettati più coraggio e lungimiranza e proposte di investimento che siano al passo con le migliori tecnologie e che permettano ai nostri comuni e ai nostri cittadini di veder migliorare il servizio contraendo le tariffe e raggiungendo e superando gli obiettivi di riciclo imposti dall’Unione Europea».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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