Il Tirreno

Grosseto

Impresa, il nulla osta arriva sempre tardi

di Enrico Pizzi
Impresa, il nulla osta arriva sempre tardi

Confindustria calcola il prezzo pagato dalle aziende alla burocrazia. «Capita di avere il benestare quando non serve più»

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GROSSETO. Erano nate per semplificare la vita, soprattutto alle imprese, ma le conferenze di servizi, che dovrebbero coordinare diverse amministrazioni competenti, ciascuna per il proprio ruolo, su una determinata materia, è stata una semplificazione molto complicata. È l’idea di Confindustria Toscana Sud, che ieri ha illustrato, con il vicepresidente della piccola e media impresa Giuseppe Bistoni e il direttore affari legislativi Antonio Matonti, i risultati di una indagine che ha coinvolto oltre 200 amministratori locali dei settori ambiente, attività produttive e urbanistica, di Comuni, Province e Regione, e un gruppo di imprenditori che operano in settori in cui le conferenze dei servizi hanno un ruolo di primo piano.

Il risultato, in sintesi, è che «quella della conferenza dei servizi sembra essere una storia tutta italiana di veti, blocchi e ritardi che hanno avuto ripercussioni anche sulla libertà d'impresa, sulle decisioni di investimento e, in definitiva, sulla crescita dell'economia». Tra le principali difficoltà l'indagine evidenzia i tempi, troppo lunghi, di conclusione delle conferenze, con ripetute richieste di integrazione dei documenti, scarso coordinamento tra gli uffici e mancanza di una standardizzazione delle modalità di interazione tra imprese e pubbliche amministrazioni. Per quanto riguarda i tempi, in oltre la metà dei casi le procedure durano ben oltre i tempi previsti dalla normativa, dunque le conferenze rientrano tra gli adempimenti che costituiscono un eccesso di carico burocratico per le imprese: tutto il contrario della ragione per cui erano state pensate.

Migliorare si può e Confindustria suggerisce alcune indicazioni, come quella di dare più forza al ruolo dell'amministrazione che procede, perché possa condurre e dirigere effettivamente la conferenza dei servizi. Il che significherebbe anche una maggiore responsabilità nel dare risposte in tempi corretti.

Ci sarebbe, poi, da rafforzare l'utilizzo della telematica e la standardizzazione dei principali documenti che vengono richiesti. E poi si chiede di sanzionare le amministrazioni che si mostrino particolarmente restie a decidere in tempi brevi, evitando che progetti imprenditoriali restino al palo a causa, magari, di un discrezionalità amministrativa che non appare sempre ispirata a tutelare l'interesse pubblico.

La delega per il riordino della disciplina della conferenza dei servizi – ha sottolineato Matonti – contiene molti di questi principi: chiede di ridefinire e ridurre i casi da sottoporre a conferenza dei servizi, chiede certezza dei tempi di risposta, chiede di prevedere un unico rappresentante delle amministrazioni statali e la possibilità di svolgere le conferenze con strumenti informatici. Diversamente il rischio – ha evidenziato Bistoni – è che un progetto imprenditoriale, passati molti mesi, non abbia più un suo motivo di essere avviato o, peggio, che si finisca per ribaltare la decisione negativa di una conferenza dei servizi in sede giurisdizionale, davanti al Tar. «A cosa serve – ha detto – all'imprenditore avere ragione dopo dieci anni, quando ormai del suo progetto non può fare più nulla».

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