Il presidio
La rabbia dei castanicoltori: «È inaudito»
Dopo che i magazzini non accettano più il prodotto amiatino si spera nell’intervento dell’associazione
ARCIDOSSO. Mentre sabato prossimo, 24 ottobre, alle 16, nella sala consiliare di Arcidosso, si terrà un pubblico incontro sulle malattie del castagno coi professori Tullio Turchetti del Cnr, Fabrizio Pennacchio del Cra-Abp e con Lorenzo Fazzi, presidente associazione castagna Monte Amiata Igp, i castanicoltori amiatini sono in rivolta perché i magazzini dei grossisti, a castagnatura non finita, hanno chiuso o stanno per chiudere i battenti, senza ritirare più il prodotto.
Quintali e quintali di castagne in questo modo restano nei castagneti. Dappertutto i castanicoltori protestano, sia per i prezzi bassissimi che hanno caratterizzato questo 2015 la vendita delle castagne, sia per la chiusura anticipata dei magazzini.
«L’associazione della castagna del Monte Amiata Igp – dice Modesto Cassani, castanicoltore di Montelaterone – deve tutelare i produttori fino alla fine. Ci sono centinaia di quintali di castagne nei castagneti che rimarranno per i cinghiali. Io penso, come la pensano anche altri produttori, che è giunto il momento di non affidarsi solo ai grossisti, ma di organizzarsi in cooperativa e affidarsi a degli esperti per commercializzare al meglio le nostre castagne. Bisogna ritrovarsi fin da subito dopo la castagnatura e mettere in piedi qualcosa. L’associazione della castagna ci deve salvaguardare. È stata molto attiva per la questione cinipide, ma questo atteggiamento dei grossisti che ci hanno lasciato a bocca asciutta è un comportamento inaudito. Possibile che i mercati accettino le castagne nigeriane, marocchine, spagnole, cinesi, giapponesi e rifiutino questo prodotto di grande qualità? Bisogna fare assolutamente qualcosa. Chissà se al convegno di sabato sarà possibile mettere sul piatto della discussione anche questa gravissima situazione?». (f.b.)
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