Il presidio
Castagne choc: i magazzini non le vogliono
Tra mercato impietoso e iniziali problemi di muffa quintali di ottimi frutti amiatini non vengono ritirati
CASTEL DEL PIANO. Choc per i castanicoltori amiatini. I magazzini dei grossisti di castagne stanno chiudendo i battenti. Centinaia di quintali di prodotto restano per terra, nei castagneti perché nessuno più li ritira. E le motivazioni sono complesse. C’è stato il problema della muffa e c’è un mercato impietoso. Si dice anche che sia saturo di castagne che vengono dal resto d’Italia e dall’estero e così quelle seppure pregiate dell’Amiata nessuno le vuole più.
È questo l’ultimo atto di una stagione cominciata male e proseguita malissimo, che, invece, avrebbe potuto procedere bene. Infatti, dopo un primo momento in cui in alcune zone il prodotto si presentava con la muffa, le castagne erano bellissime e sane.
Nonostante questo, i prezzi sono precipitati fino a raggiungere 70 centesimi al chilo. Un prezzo irrisorio, se si pensa che nei negozi in città un chilo di queste castagne arriva a costare anche 10 euro: umiliante per chi si dedica alla raccolta e fa conto su quanto incasserà per il bilancio domestico.
Che alcuni appezzamenti di terreno, soprattutto nelle zone basse della fascia castanicola, fossero stati interessati dal fungo è innegabile. È questo che ha provocato nei grossisti la necessità di aprire campioni di castagne per fare il prezzo. Ed è questo che ha cominciato a tenere i prezzi bassi.
Alcuni produttori sono stati mandati via, addirittura con le balle piene, perché c’era una percentuale di castagne muffate. E fin qui tutto comprensibile, anche secondo i castanicoltori. «Tutto ciò lo comprendiamo, ma si è trattato del momento in cui cadevano i ceci – commenta Mario Monaci, un produttore di Castel del Piano – Superato questo momento, il resto della produzione, bastarde rosse e marron buoni, sono risultati ottimi. Ma nonostante tutto questo ben di dio, con castagne tutte Igp, i prezzi sono precipitati fino a 0,70 euro. E adesso chiudono pure i magazzini. Impensabile che il 20 ottobre la castagnatura sia finita».
Di solito chiude il 10 novembre. «Dunque la muffa non c’entra nulla – dice ancora Monaci – perché dopo qualche giorno non c’era più. Le castagne immesse sul mercato erano buone, perché vagliate e sorvegliate dai grossisti. Invece all’improvviso i grossisti annunciano la chiusura dei magazzini. Non prendono neppure più il marron buono, quello che viene venduto nelle città anche a 10 euro al chilo, la castagna regina dell’Amiata. E la castagna amiatina è pregiata e conosciuta. Ma perché?».
Un grossista spiega il suo punto di vista. «Purtroppo – dice – all’inizio abbiamo immesso nel mercato un prodotto non del tutto sano. Abbiamo cercato di vagliarlo al meglio, ma questa muffa è stata inesorabile. Le nostre castagne, quelle iniziali, non erano al top e dunque con molte titubanze del mercato sono state accettate. Io stesso ho ricevuto parecchie telefonate di commercianti che si lamentavano che il prodotto non era buono al cento per cento. Così hanno preferito a noi altre castagne italiane e anche estere. Ci sono quelle giapponesi che sono grandi quanto un’albicocca. Magari non sanno di nulla, ma le hanno preferite. Noi stiamo conferendo la maggior parte del prodotto all’industria e non possiamo più permetterci di ritirarle. Il mercato è saturo. A chi le vendiamo?».
Intanto i castanicoltori si ribellano. «Potevano avvertirci. Ci sono quintali di castagne per terra – dicono – è stata fatta all’inizio una cattiva pubblicità della castagna amiatina». «Non si tratta di pubblicità – ribatte il grossista – è che sul mercato sono arrivate castagne guaste e questo ci ha compromesso l’annata». (f.b.)
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