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«Non entro qui dal liceo...» Ricordi e un po’ di amarezza
GROSSETO. L’odore degli anni. Dell’umidità che è penetrata ovunque. Così come il guano dei pennuti che hanno abitato (e in buona parte abitano ancora oggi) il palazzo assieme ai gatti, avvolti in una...
GROSSETO. L’odore degli anni. Dell’umidità che è penetrata ovunque. Così come il guano dei pennuti che hanno abitato (e in buona parte abitano ancora oggi) il palazzo assieme ai gatti, avvolti in una strana convivenza. Non si presenta affatto bene l’egregio palazzo Mensini, quello che dovrebbe essere il tempio della cultura cittadina. Lì il Comune si sta muovendo per riportare la Chelliana. Intanto la gente visita, osserva e...arriccia il naso.
«Se vogliamo un centro storico vivo – dice Teodoro Palmieri – occorre che strutture come questa siano recuperate a dovere».
Chi invece aveva dato più volte un’occhiata all’edificio, seppure da fuori, sono Caterina Cioni e Tiziano Moroni: «In quelle aule – spiega Caterina - ha studiato mio padre. È un vero peccato esistano luoghi storici così poco sfruttati».
È abbandonato da vent’anni. «Recuperarlo prima credo sarebbe costato anche molto meno».
Scuote il capo e spalanca gli occhi Paolo Battazzi: «Questo è uno spreco enorme. Di risorse, di occasioni. Un vero peccato».
Intanto Giovanna Conti torna con la mente agli anni da studentessa: «Non entravo qui dai tempi del liceo. La biblioteca era molto bella».
«Sì – prende a parlare Anna Corradini – ricordo il bibliotecario, assai scrupoloso nel suo lavoro. E la ricerca dei volumi, fatta non girellando per gli scaffali, ma seguendo lo schedario. Mi domando - dice mentre si guarda attorno - solo se oggi Grosseto merita una classe politica così».
E poi ci sono loro, i volontari Fai. C’è Roberta Tommasini che sottolinea la propria passione per una realtà che porta «a riscoprire tanti piccoli pezzi della tua città – dice – di cui ti accorgi di sapere poco o nulla».
Cos’ha provato entrando la mattina di ieri al Mensini? «Tanta malinconia». Tra i volontari c’è anche Andrea Marchi, instancabile: ha atteso tutto il giorno grossetani curiosi di sapere qualcosa in più sull’ex Garibaldi. «Un edificio che senza un rilancio vero si accartoccia sempre più su se stesso».
Infine c’è Laura Cutini, a lungo al banchetto Fai davanti al Mensini: «Ho dedicato la vita all’impegno per il mantenimento delle opere naturali o costruite. Sono con Fai da sempre. Potremmo vivere di rendita con quel che abbiamo. Dovremmo preservare, non distruggere». Appunto.
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