Il Tirreno

Grosseto

L'ex Chelliana seduce ancora

di Maurizio Bernardini
Palazzo Mensini, l'architetto Tombari dà spiegazioni ai visitatori (foto Bf)
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Palazzo Mensini, l'architetto Tombari dà spiegazioni ai visitatori (foto Bf)

Grosseto, le bellezze della città aperte per la giornata del Fai. Tanti visitatori a Palazzo Mensini

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GROSSETO. Vent’anni. Vent’anni e l’arrivo della Fai marathon. Tanto c’è voluto per regalare alla città l’emozione di potersi riappropriare, seppur per un solo giorno, dell’antico palazzo Mensini.

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Violentato nell’immagine, deturpato da sporcizia e abbandono, l’edificio ha retto. Ha retto per due decenni. Farcito di promesse, buoni propositi e chiacchiere elettorali, lo stabile non è venuto giù. E questa è già di per sé una notizia. Ma c’è dell’altro. Sì, perché come dicevamo, ieri molti grossetani hanno potuto visitare il piano terra del palazzo, guidati dai volontari del Fondo ambiente italiano. Nasi all’insù e un briciolo di tristezza. Lì, più che negli altri sette (anzi, vista la defezione del liceo Rosmini, sei) luoghi storici coinvolti dal Fai nella propria maratona. Un evento dedicato alla riscoperta d’identità storiche legate alla Grande guerra. Ovvio, anche parco della Rimembranza, sorto per regio decreto negli anni Venti proprio a voler commemorare il sacrificio degli italiani caduti nel primo conflitto mondiale, ha avuto i suoi visitatori. Così come l’attuale caserma dei carabinieri in piazza La Marmora (lì, ex caserma della milizia fascista, esistono due lapidi con ricordo ai caduti). Senza dimenticare la scuola elementare Gino Tombari di via Mazzini: dirimpettaia del Mensini, la scuola è intitolata al tenente caduto nel ’16 sull’altopiano di Asiago e medaglia d’argento al valore militare. Ma è stato proprio a Palazzo Mensini che il capo delegazione Fai, l’architetto Giovanni Tombari, ha accolto per tutto il giorno numerosi grossetani e qualche forestiero.

Tutto mentre nella vicina sede dell’Unuci andavano in scena prima un appuntamento con il presidente provinciale dell’Ordine degli architetti, Pietro Pettini, tutto dedicato alla Grosseto del secondo decennio del ‘900. Poi, nel pomeriggio, la discussione guidata dal maresciallo Brancaccio del quarto stormo con la proiezione d’immagini per dimostrare che le prove del prototipo dello Sva 10, il mitico biposto con cui D’Annunzio volò nell’agosto 1918, furono fatte nel marzo di quell’anno a Grosseto, lontano da occhi indiscreti. Come dire, il patrimonio storico custodito in Maremma è di quelli che pesano. Ma è sconosciuto. O quasi. Ecco perché anche Tombari spiega di confidare «nei lavori annunciati dal Comune, accompagnati da idee di recupero che possano restituire questi preziosi spazi alla collettività». Intanto, mentre va in scena l’evento Fai, emergono testimonianze, pensieri. Come quelli rivolti proprio al Mensini, edificio che prende il nome dall’allora vescovo che contribuì con 30.000 scudi post mortem alla sua costruzione avvenuta a fine Ottocento. La gente ascolta, osserva, strabuzza gli occhi: vive la propria città. Quel che Grosseto ha in pancia, ma non vede. È così che riaffiora alla memoria il ruolo del palazzo Mensini proprio durante il 15-18: ospedale militare per i prigionieri di guerra austro-ungarici. E alla mente torna anche la lapide creata dallo scultore grossetano Ivo Pacini, perduta sotto i bombardamenti del ’44. Raffigurava una vittoria alata che sparge foglie di alloro sui nomi degli studenti divisi per scuola. Sotto, una scritta latina: «Agli studenti desiderosi di libri la patria chiese le armi e tutti risposero».

È visitando l’androne del palazzo, il luogo dove un tempo era affissa la lapide, che i grossetani prendono coscienza della storia, di un passato da preservare. Magari meglio di una vecchia biblioteca pubblica, rimasta per vent’anni orfana della propria sede e collocata – come si legge nel sito web della Chelliana – «nei locali provvisori dell’ex scuola media in piazza Carlo Cavalieri». A 100.000 euro all’anno d’affitto, spicciolo più, spicciolo meno. Senza adeguato percorso per i disabili. Dal 1995. Vent’anni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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