Il presidio
Cade l’intonaco, Sacro Cuore chiuso
Grosseto, i calcinacci precipitano sulle panche degli scout per fortuna vuote. I lavori saranno costosissimi, parte la sottoscrizione
GROSSETO. Solo il caso – o, per i fedeli, la divina provvidenza – ha evitato la tragedia. A questo punto, però, scampato il pericolo, servirà un altro miracolo per rimettere in sesto una delle chiese più grandi e amate dai grossetani, la basilica del Sacro Cuore in via della Pace, 1.300 fedeli e più di mezzo secolo di storia.
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Da martedì 13 ottobre il Sacro Cuore è chiuso. Quel giorno un grosso pezzo di intonaco si è staccato dalla volta della chiesa e dopo un volo di circa sessanta metri si è sbriciolato sulle panche dove di solito siedono i boy scout. «Appena la domenica precedente c’erano i bambini», spiega padre Egidio Stefani, viceparroco, uno dei padri vincenziani del Sacro Cuore. «E un’altra parte di intonaco è pronto a staccarsi dalla volta della chiesa, dove si sono create delle bolle di diversi metri quadrati».
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Chiudere la chiesa è stato un atto immediato e dovuto. Ma i problemi per il Sacro Cuore e la sua numerosa comunità di fedeli sono appena iniziati.
Il primo riguarda lo svolgimento delle funzioni religiose. La messa è stata trasferita nella cripta, che ospita alcune funzioni anche quando la basilica è aperta. Seppur abbastanza ampia, con i suoi circa duecento posti, è comunque troppo piccola per i 350 fedeli che normalmente affollano la messa delle 11.30. «Tra il sabato e la domenica – spiega padre Egidio – abbiamo circa 1.200, 1.300 persone che frequentano la nostra chiesa». Molti arrivano anche da altre parrocchie. La cripta ha un soffitto assai basso e quando si è in tanti manca l’aria.
È stato comunque qui, nella messa di domenica 18 ottobre, che proprio padre Egidio ha dato direttamente ai fedeli la notizia del crollo dell’intonaco e della temporanea chiusura della basilica. «L’intonaco – spiega il religioso – si sta staccando a causa di infiltrazioni d’acqua nel tetto. E anche dalla cupola, da alcuni anni, abbiamo questo problema. Perciò dovremo fare una doppia valutazione: all’esterno, sul tetto e sulla cupola, per vedere l’entità di queste infiltrazioni, e all’interno, per capire quali pezzi di intonaco sono pericolanti».
Un esercizio complicato e costoso e questo è il secondo problema. Solo la valutazione del danno all’intonaco costerà intorno ai 1.200 euro al giorno, necessari per pagare dei muratori acrobati che, senza ponteggi (che sarebbero costati ancora di più), batteranno con un martelletto tutto il soffitto della basilica per testare la presa dell’intonaco. Questi professionisti non sono nuovi in Sacro Cuore. Già a fine anni Novanta, per sistemare il campanile, intervennero muratori “alpinisti”. «Arriveranno in settimana – spiega padre Egidio – e dopo qualche giorno faranno una relazione tecnica».
Le parti pericolanti andranno grattate e poi bisognerà installare una rete protettiva per contenere eventuali nuovi distacchi «che certo non renderanno la nostra chiesa più bella», aggiunge con amarezza il sacerdote. Ma questo è solo l’inizio.
«Solo quando avremo la relazione tecnica – spiega padre Egidio – valuteremo il da farsi. Ma sappiamo già che per rifare l’intonaco serviranno 200-250.000 euro. L’ultima volta che abbiamo intonacato la chiesa è stato 25 anni fa e costò 200 milioni di lire. Più di recente abbiamo rifatto la facciata, spendendo circa 54.000 euro. Ovviamente la nostra diocesi non possiede 250.000 euro per questi lavori e non si può certo permettere di sostenere queste spese ogni 25 anni».
Alcuni parrocchiani si sono offerti di dare una mano e i sacerdoti, guidati dal parroco Giorgio Stefano Bontempi, hanno scritto al Comune e alla Curia per chiedere un aiuto. Ma la cifra resta da capogiro.
Per questo domenica è partita una sottoscrizione, aperta a chiunque voglia dare una mano. Un volantino con tutte le coordinate bancarie per fare un’offerta è stato distribuito.
Nel frattempo la basilica resta chiusa. «Finché non avremo la relazione tecnica e non avremo sistemato le reti di protezione non potremo riaprirla» conclude padre Egidio.
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