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Neonato morì dopo il parto Indagate due ginecologhe
La famiglia si è opposta alla richiesta di archiviazione formulata dalla Procura I consulenti del pm avevano comunque rilevato un «errore tecnico»
GROSSETO. Due ginecologhe sono indagate per la morte di un neonato, avvenuta a poche ore dal parto al policlinico delle Scotte di Siena. Ma per loro la Procura ha chiesto l'archiviazione del procedimento per omicidio colposo (e per lesioni colpose nei confronti della madre). Una conclusione contro la quale la famiglia ha presentato opposizione, sostenendo l'esistenza del nesso tra il comportamento delle due dottoresse e il decesso.
Dovrà decidere il giudice Marco Bilisari se archiviare o se far proseguire con la formulazione di un'imputazione il fascicolo relativo alla morte di un piccolo grossetano avvenuta nei primi giorni di quest'anno. Il bambino era stato seguito al Misericordia, poi una improvvisa complicazione aveva indotto il personale sanitario a disporre il trasferimento urgente al Policlinico delle Scotte di Siena. Era il 5 febbraio scorso quando avvenne il parto. Prima dell'alba erano avvenute ulteriori complicazioni e alle 5.30 del 6 febbraio era sopraggiunto il decesso. Il sostituto procuratore Stefano Pizza aveva chiesto a due luminari, il dottor Paolo Romagnoli e il dottor Mauro Marchionni di Firenze, una relazione sul decesso. I medici avevano concluso per l'esistenza di un errore medico, relativo alla mancata esecuzione del cosidetto "cerchiaggio": una operazione che, se avvenuta, avrebbe comportato il 75 per cento di possibilità di sopravvivenza del piccolo. Ma lo stesso pm aveva poi concluso per l'impossibilità di stabilire un nesso causale certo tra l'errore e il decesso. E in un procedimento omissivo come questo, affermava che non ci sarebbero stati elementi che possano far dire che sicuramente il neonato si sarebbe salvato. Un procedimento penale non avrebbe, secondo la Procura, possibilità di ottenere una condanna in forza della cosidetta sentenza Franzese che riguarda proprio casi come questi.
Conclusioni cui si sono opposti i genitori, rimarcando non solo l'errore tecnico ma comunque l'esistenza del nesso di causalità. E affermando che la percentuale di 75% è comunque elevata. In camera di consiglio, è avvenuta la discussione tra le parti: il giudice, ascoltate le parti, si è riservato una decisione. I genitori sostengono di non essere sostenuti da alcuna volontà di persecuzione nei confronti del personale sanitario ma insistono per conoscere la verità sulla morte di loro figlio: una verità che soltanto un dibattimento a loro giudizio potrebbe accertare.
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