Il Tirreno

Grosseto

Gli impiegati hanno perso cinquemila euro all’anno

di Giovanna Mezzana
Gli impiegati hanno perso cinquemila euro all’anno

Tanto è costato secondo la Cgil il mancato rinnovo del contratto ai dipendenti del pubblico impiego: dal 2009 in Maremma 35 milioni in meno per i consumi

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GROSSETO. Un lavoratore del pubblico impiego oggi, secondo Cgil, avrebbe in tasca «cinquemila euro in più» se il suo contratto gli fosse stato rinnovato. Soldi in più da spendere al negozio di frutta, dal macellaio, per rifarsi il guardaroba o cambiare l’auto... La crisi dei consumi sta in buona parte qui in una provincia in cui il 40 per cento del prodotto interno lordo della città-capoluogo (Grosseto) era tradizionalmente assicurato dal pubblico impiego. Così è stato almeno fino al 2008/2009, quando la crisi è iniziata e si è cominciato a parlare di austerity in tutte le sue forme.

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Negli ultimi sei/sette anni, secondo i calcoli della Camera del Lavoro, la Maremma ha perso «trentacinque milioni di euro in termini di potere d’acquisto» snocciolano Rossana Dettori (Funzione Pubblica Cgil nazionale) e Cinzia Fiacchi (Fp Grosseto). Dieci milioni di euro si sarebbero polverizzati perché i contratti non sono stati rinnovati: o meglio, se lo fossero stati, sarebbero entrati nei conti correnti dei lavoratori pubblici maremmani dieci milioni in più. E ventiquattro milioni sono il totale di quegli stipendi che i neo assunti avrebbero ricevuto se tutto il comparto della Pubblica Amministrazione non fosse stato messo a dieta ferrea. «Per Grosseto si parla di 500/600 posti di lavoro nella Pubblica Amministrazione persi dall’inizio della crisi – valuta Fiacchi – per il blocco del turn over» (ovvero, tu vai in pensione e al posto tuo entro io)». Cgil parla cioè di una platea di 500-600 lavoratori candidati a un’assunzione che avrebbero potuto guadagnare ciascuno circa ventimila euro l’anno e che avrebbero avuto un potere d’acquisto, come minimo, di altrettanto valore.

Cgil fa i calcoli della liquidità in più che i maremmani avrebbero potuto avere se le cose per il pubblico impiego fossero andate diversamente. «E per ora non è calcolabile – considera Dettori – l’impatto sul territorio della perdita dei posti di lavoro che discenderà dai processi di riordino. E cioè: dove andranno a fare la spesa, a pagare un affitto, ad acquistare maglie per i propri figli – perché poi di questo alla fine si tratta – i lavoratori delle Province, della Camera di Commercio, della Prefettura ... se saranno trasferiti altrove? Il vuoto lasciato dalle 700 famiglie di militari (con un buon tenore di vita) non è stato ancora colmato a Grosseto-città.

I calcoli di Cgil spuntano a poche ore dalla diffusione da parte del Governo Renzi delle tabelle sui numeri della manovra su cui farà leva la prossima Legge di Stabilità: il pubblico impiego ha già preso la gelata, i soldi disponibili per il rinnovo dei contratti nel 2016 si fermano a 200 milioni. Si era ipotizzato che ne fossero necessari 3-400 milioni.

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