Il presidio
Il civatiano Santini attacca «Il Pd è inchinato a Rossi»
Dura requisitoria dell’ex membro dell’assemblea nazionale dopo l’approvazione del documento di Simiani sulle fughe dal partito: «Ormai è tutto un franchising»
GROSSETO. Durante l’assemblea provinciale del Pd, sabato scorso, è stato approvato all’unanimità un documento scritto dal segretario provinciale Marco Simiani. Diverse pagine con alcuni brevi riferimenti alle fughe dal partito, quelle dei civatiani grossetani. Di recente infatti sono usciti dal Pd i dirigenti Ambra Cortesi (ex membro della direzione regionale), Andrea Santini (ex membro dell’assemblea nazionale) e altri. Simiani ha definito la scelta di alcuni compagni di lasciare il Pd sbagliata e «figlia di scelte discutibili, come la raccolta di firme per le primarie a presidente della Regione e per i referendum sui temi nazionali».
Santini, di fronte a queste parole, chiede diritto di replica: «Le motivazioni che mi hanno portato a lasciare sono sempre più attuali alla luce di quanto riportano i giornali: un Pd dove impera il trasformismo, la mistificazione della realtà dei fatti e la propaganda permanente degna del Minculpop». Secondo Santini «il Pd è sempre più un partito in franchising, in mano ai “capibastone” locali in guerra perenne tra loro con l’unico scopo di gestire il potere». Poi il leader civatiano entra nel merito delle critiche di Simiani: «Per i referendum è vero, non abbiamo raggiunto il quorum delle firme, ma grazie alla nostra azione politica a primavera i cittadini si potranno esprimere su sei quesiti referendari sul tema delle trivellazioni promossi da dieci regioni, di cui otto a guida Pd».
Riguardo alle primarie regionali per la carica di governatore, Santini ricorda come la candidatura di Enrico Rossi non sia stata legittimata dall’Assemblea regionale, né dal percorso delle primarie, come previsto dallo Statuto. «Il Pd regionale ha fatto di tutto per non svolgerle». Dopo la difesa, ecco la controaccusa rivolta a Simiani: «Il Pd provinciale si è sempre piegato – e sta continuando a farlo – ai voleri del governatore Rossi, a partire dall’annosa vicenda dell’autostrada Tirrenica, poi per la questione dell’incenerimento dei rifiuti con una posizione che definirla gattopardesca è usare un eufemismo, così come sulle vicende relative alla regionalizzazione del trasporto pubblico locale, del servizio idrico, della sanità. Noi non siamo mai stati disposti a vendere la dignità di dirigenti politici e a fare da foglie di fico a scelte dannose compiute altrove». «Nel Pd provinciale – conclude l’ex dirigente – impera la disonestà intellettuale. Possibile è invece un cantiere che costruisca una casa comune aperta a tutti quei soggetti che ancora si riconoscono nei valori della Sinistra e nella nostra Carta Costituzionale, essendo ormai il Pd un organismo geneticamente modificato. Solo con il tempo si potrà giudicare se la nostra sfida è una proposta politica debole».
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