Il presidio
Ex Garibaldi, la proposta delle associazioni
Dal Centro Donna ad Amnesty, il Terzo Settore chiede che l’edificio ospiti la Casa delle Culture
GROSSETO. «Il futuro dell’ex Garibaldi è ospitare la casa delle culture e dell’associazionismo: su questo vogliamo coinvolgere anche altre associazioni e chiedere che prendano una posizione chiara i candidati alle prossime amministrative». A dirlo è Giuliana Gentili del Centro Donna ma il suo è un appello che ha già trovato la condivisione dell’associazione Raccontincontri che gestisce la Libreria delle Ragazze, dell’associazione Olympia de Gouges, del Teatro Studio, di Amnesty International e di Attac Grosseto. Un elenco destinato a crescere grazie alla mobilitazione di queste associazioni che insieme hanno immaginato una nuova vita per l’ex Garibaldi, dopo quella di orfanotrofio e poi di monumento al degrado e all’abbandono. «Abbiamo appreso con piacere che sono stati stanziati soldi per rifare il tetto dello stabile – dice Giuliana Gentili – ma noi pensiamo al dopo, quando questa storica struttura di nuovo agibile e fruibile potrebbe diventare un modello di convivenza virtuosa tra associazioni, con una partecipazione delle stesse alla gestione e la presenza di spazi condivisi a servizio di tutti». «Il mondo associativo che fa cultura – aggiunge Silvano Brandi (Attac Grosseto) – ha bisogno di spazi dove poter lavorare ma anche collaborare: questo rende ad esempio le ex circoscrizioni frammentate e inadeguate. Spesso molti progetti nascono e muoiono per mancanza di una sede e di ossigeno». Mario Fraschetti con il suo Teatro Studio è stato l’ultimo ad abbondonare l’ex Garibaldi prima dello sgombero finale e ricorda con nostalgia quegli spazi: «Condividerli con altre realtà come il centro islamico e i ragazzi del centro diurno rendeva l’ex Garibaldi un laboratorio dove c’era scambio e gran fermento culturale». Il mondo dell’associazionismo si dice contrario a qualunque altra destinazione dello stabile e intenzionato a far sentire la propria voce per salvare un pezzo di storia di Grosseto. Ma come finanziare tutto ciò? Per le associazioni per ora firmatarie dell’appello non ci sono dubbi. «Se la volontà di fare c’è, i soldi si trovano – dice Giuliana Gentili - Si può pensare di accedere a finanziamenti regionali o europei ma anche all’azionariato popolare. Prima di tutto però serve un cambio di rotta culturale: quell’edificio è stato dismesso con il vincolo dell’uso sociale e così deve restare».
Sara Landi
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